martedì 5 febbraio 2013

Martiri bigotti. Peripezie di una minoranza dimenticata

Due settimane fa nello Yorkshire hanno trovato questa lettera. E' un paio di mesi che una tipa è sparita, e non si capiva il perché, la si cercava ormai anche all'estero, il marito disperato non si dava pace, anche se gli inquirenti non capivano che traccia seguire, e temevano più che altro una rapina finita male, in cui non si trova il corpo perché gettato in un lago o qualcosa del genere. E invece no, lei era solo partita. O almeno così sembra.

4 Marzo
Eravamo arrivati all'esasperazione. Quelli continuavano a manifestare, non so con quale faccia. E poi il 5 febbraio non riuscimmo più a impedirlo. Avevamo fatto di tutto, ci eravamo appellati alla chiesa anglicana, al partito conservatore, al buon vecchio buon senso, alle associazioni degli ex-militari. Ma cosa vuoi, era difficilissimo mobilitare i cittadini, non sapevi a cosa aggrapparti per sperare. Loro hanno le loro associazioni, le loro sudicie alcove. Loro hanno soprattutto le loro parole e tu non puoi dire "tradizione", perché tradizione non è una parola che si può urlare. Loro hanno le migliori. Libertà, eguaglianza, diritti, e giù lacrime di falsa coscienza. Loro possono sempre dire che sono contro l'omofobia e contro la discriminazione, che sono per la parità dei diritti, e tu niente, sei costretto a rimanere a casa a covare il tuo rancore, perché non ti danno le parole per esprimerti, i luoghi per difenderti, i santuari per celebrare la custodia dei valori. Ti senti solo, abbandonato, il massimo del compiacimento è un silenzio assenso con il vicino quando siete fuori casa e passa quel camioncino e quella lì salta fuori, ti saluta distrattamente dall'alto in basso, con la sua camicia, i capelli troppo corti e gli zigomi troppo evidenti. 
Per loro è tutto facile, non si fanno scrupolo di dirsi vittime, in qualunque caso. Quando legalizzarono i matrimoni gay non sentii nulla, non ero infelice, ma confusa. Non mi arrabbiai, eppure cominciai stranamente a perdere la passione che avevo sempre avuto per la mia battaglia civile. Mio marito minimizzava e diceva: "tanto peggio di così non potrà andare, sono già dieci anni che fanno quelle sfilate, più di così che ci possono fare?" Ma io sapevo che non era così, sapevo che sarebbero diventati non più arroganti, ma più calmi, più sereni. Tutti sarebbero stati più sereni, ora, nel quartiere. E certo anch'io potevo esserlo, come capita dopo una sconfitta che in fin dei conti ti aspettavi. Ma tutto sarebbe cambiato, e non tanto il mio presente, ma tutto il passato avrebbe cambiato significato, e tutto ciò è molto più pericoloso, perché quando il passato perde di senso non trovi nessuno con cui condividere la cosa. Perché il passato è solo passato. Tranne il proprio passato, che può essere riscattato fino alle vette massime della gioia da un annuncio, da una festa, e precipitato nell'inferno dell'inganno, di una disperata agonia della memoria. Avevo perso il senso di ciò che avevo fatto. Perché avevo lottato contro quei pervertiti se sapevo che sarebbe finita così? Cominciai a mangiare poco, a non andare più al circolo, non fu per niente facile. Nessuno ne parlava più, e neanche io volevo parlarne. E allora perché prima non facevo che parlarne? Ormai era tutto chiaro, era finito, era stata una grande montatura, pensavamo fosse una questione di civiltà, l'amore è tra l'uomo e la donna, un modo per riflettere per una volta con profondità su qualche cosa di concreto, in un mondo stupido, banale. Volevamo solo dire che il problema è più complesso di come pensano loro, ma ora a cosa serve dirlo ancora, ormai che è accaduto, che tutto è cambiato. In un certo senso non era complesso, visto che è stato così semplice risolverlo. Bastava dire "due persone dello stesso sesso possono amarsi", e non ci sarebbe stato tutto questo dolore. Al Gay Pride ora andranno persino vestiti in giacca e cravatta, perché diventerà la festa di tutti, come il primo maggio, il giubileo o la nazionale. E allora tutti saranno semplicemente vestiti come sono vestiti sempre, non ci sarà più bisogno di inveire, e non ci sarà più modo per insultare. Perché tutto è cambiato, tutto è perduto. Ora che tutti sono fieri di non pensarci più, ora che la loro sporca "verità" è stata stabilita, io mi vergogno non delle mie idee, ma di pensarci ancora. Non riesco a staccare, eppure ho già staccato, ho perso l'energia. Non ho capito dove volevo andare a parare. So che avevo ragione, ma cosa volevo davvero ottenere? Voglio cambiare io, questa volta, dovrò cambiare io, non so quanto durerà, non so quanto ci vorrà, ma cambierò.