Si può morire ammazzati dal proprio cattivo gusto? La redazione di Charlie Hebdo è stata barbaramente decapitata dai terroristi. Ci si chiede, legittimamente, se sia stato opportuno pubblicare quelle vignette blasfeme sul profeta. Si, lo è stato. Lo è stato perché la satira svolge nella migliore delle ipotesi una funzione pedagogica nei confronti degli intolleranti, e nella peggiore delle ipotesi essa è comunque un diritto in una società avanzata. Non è possibile arrendersi all'idea che gli stupidi governino con la violenza il mondo, né alla logica mafiosa della sottomissione a ideali retrogradi in cui non crediamo né siamo tenuti a credere. Per quanto il gusto di qualcuno possa offedere la religiosità di qualcun altro, quella religiosità è comunque un bene eminentemente privato, e non un bene pubblico per difendere il quale si possa usare la forza. Il principio di separazione tra religione e potere politico è un'acquisizione fondamentale per noi. Si può criticare quelle vignette per la loro cattiva qualità ma non è possibile passare dal piano della critica a quello della censura, né tanto meno a quello della violenza.
Siamo tutti Charlie.