La situazione internazionale è di tensione alta, altissima su alcuni fronti di guerra e attorno ad essi. La tendenza della politica nei paesi di area culturale occidentale è indiscutibilmente verso il fascismo. Il paese con resistenza istituzionale e di cultura politica più forte a questo è probabilmente la Gran Bretagna, almeno nel senso che la sua cultura di destra non sembra avere significativi scivolamenti ideologici nel fascismo stesso, per quanto possa considerarsi estrema sotto alcuni aspetti. Col modello francese a rischio di assoluta impopolarità e contraddittorietà sui temi post-coloniali, contraddizioni forse simili a quelle cui si assiste negli Stati Uniti, sebbene con una diversa natura del rapporto tra nazionale e internazionale, e con la precarietà del socialismo spagnolo, con una nube di estrema destra sulla Germania, e con un'aperta degenerazione neoautoritaria in Italia e in altri paesi come, in maniera diversa, meno social-nazionale e più tecnocratica, in Israele. Con la natura certamente, più che nazional-comunitaria, autenticamente nazional-fascista del regime russo.
L'obiettivo sembra dover essere quello di far scendere le tensioni tra nazioni, per attutire l'effetto che espande il nazionalismo all'infinito coll'acuirsi degli scontri bellici e del coinvolgimento globale in essi. Da questo punto di vista deve essere chiaro che la politica della NATO è disastrosa perché non mira a un ordine, ed è indefinita quanto a obiettivi e a mezzi per raggiungerli. La NATO ha smesso perciò di essere un ombrello di sicurezza, e si è vieppiù trasformato in un ombrello di insicurezza. I movimenti popolari si coagulano attorno al tema palestinese, più che a quello ucraino-russo. La ragione è che nel primo caso vi è una vittima chiara, la popolazione palestinese, e per certi versi lo è per spinte convergenti da parte del colonialismo in taluni casi filo-fascista occidentale e della natura a-democratica, in vari gradi, di quasi tutte le organizzazioni statuali egemoni nel campo delle civiltà orientali, con particolare riferimento alla mancanza di scrupoli democratici o liberali delle monarchie del golfo e del particolare status islamofascista del regime iraniano.
Con la nuova tendenza alla sostituzione del lavoro grazie all'intelligenza artificiale, e più in generale con l'accorciarsi continuo dei cicli che caratterizzano le rivoluzioni tecniche, sale l'attualità di temi come il reddito universale in quanto livello di protezione ultimo dalla povertà estrema e dall'esclusione sociale, a causa dell'impossibilità di mantenere stabili catene di comando imprenditoriali o stabili reti di solidarietà tra subalterni e di realizzare così coalizioni credibili tra capitale e lavoro che producano una cooperazione nel tempo per la maggiore produttività e per un'equa distribuzione, una dinamica che deriva dalla natura stessa del cambiamento tecnologico nella direzione della vorticosità.
Si profila perciò un periodo reazionario-rivoluzionario, privo di riforme e che tenderà a esplodere come tenderanno a farlo le tensioni sociali.
Per tutti i motivi evocati, i processi di soggettivazione assumono una dimensione fortemente internazionale, ed essere dentro i movimenti diventa fondamentale. Nessun nemico a sinistra, di fronte alla tenaglia tra fascismo e a-democrazia orientale. Torna di moda il tema dei "fronti popolari", mentre lo stesso Stato del benessere finisce per diventare superfluo o nei fatti inoperoso rispetto alle nuove esigenze di alleanze vaste e dal basso per una riscossa civica, intellettuale e morale, guidate dall'idea d una collettivizzazione dei beni comuni e di una reciprocità nelle reti economiche e sociali.
La guida di un movimento internazionale di resistenza può essere più facilmente assunta da testimoni e protagonisti del movimento stesso e non perciò eterodiretta o deviata, quanto più tale movimento risulta estraneo alle macchine burocratico-statuali e finanche a molte macchine partitiche, come accade in questi mesi. Il governo spagnolo è forse l'unico o il principale residuo baluardo contro la netta de-statualizzazione delle forze del progresso nell'attuale scenario. Si preannuncia una classe dirigente prossimamente figlia più della militanza pura che dell'equilibrismo dirigenziale, nonché più dell'abilità oratoria che di quella amministrativa. Elly Schlein è perciò, per attitudine e formazione culturale, la persona giusta al posto giusto, se saprà separarsi o almeno mostrarsi emancipata dalla prospettiva sionista e da quella rigorosamente atlantista come non è riuscita a fare fino a questo momento. Del resto è in un partito dove non si viene ricordati per le proprie posizioni, normalmente, ma per le proprie prudenti rinunce a sostenerle.