Quello che accade in queste ore a Gaza è un tornante, plausibilmente, storico. Si tratta, da un lato, di mettere al centro la verità e il diritto, dall'altra di nasconderli per cercare di dimenticarli il prima possibile entrambi. Se la giustizia è tutta da un lato, quella della Flotilla, l'esperimento strategico in corso, da parte dell'estrema destra, è quello di riuscire a occultare questo dato di fatto sotto una coltre potente di propaganda, luoghi comuni e invenzioni. L'ultima trovata del Mossad sarebbe che la Flotilla è finanziata da Hamas.
Probabile che la crisi esploda alla congiunzione dei due terreni di conflitto più aperti: l'Ucraina e la Palestina, nello statuto sbilenco del governo dell'Europa. Von der Leyen afferma di appoggiare il piano Trump - il quale costituisce una pura follia colonialista, caso mai se ne potesse dubitare, conoscendo chi lo ha proposto - , dà mandato a Germania e Danimarca di abbattere i droni russi, non si esprime per proteggere la Flotilla ma anzi chiede, come tutto l'establishment, "mediazioni": è lecito chiedersi la mediazione tra il giusto e l'umano, da un lato, e l'arbitrariamente violento, dall'altro, quale dovrebbe essere.
È proprio attorno al ruolo di Ursula Von der Leyen che si gioca la partita della democrazia, a questo punto. Disperatamente al traino di Trump o di chiunque spinga verso il business trainante della difesa europea, dimentica una cosa importante: il bilanciamento democratico tra lavoro e valori ideali.
Da un lato, servendo gli interessi di Trump, aumenta i profitti del comparto militare e industriale americano, senza garantire che questo ci darà protezione, perché la decisione strategica statunitense è andata ormai in un'altra direzione e questo suggerisce azioni di ben altra portata. Dall'altro, seguendo quegli stessi interessi, non muove un dito contro il governo genocida di Israele, rinunciando a suscitare il sentimento popolare, ben più forte attorno alla difesa di Gaza, in generale, che attorno ai più discutibili interessi ucraini e NATO.
Questa politica volge al fallimento, ma non si vede la luce. Da un lato, la Flotilla, comunque andrà a finire, sarà stata un enorme successo e un colpo a favore dei movimenti se non un motore perpetuo di mobilitazione per tempo a venire. Dall'altro nessuno sembra voler realizzare quella riforma in senso democratico e costituzionale delle istituzioni europee che, sola, può garantire, assieme a cospicui investimenti, sicurezza contro il gigante russo. Nessuno, cioè, intende prendere quello che di buono ha fatto Von der Leyen, in favore dell'unità, per scinderlo da ciò che è cattivo, che è per altro probabilmente maggioritario e più profondo. Stretti tra un massimalismo marcatamente antisionista e dunque contraddittorio rispetto al principio di autodeterminazione, e la rocciosa resistenza a ogni forza proveniente dal basso, da parte di una classe proprietaria e dirigente insensibile a qualsiasi moto di umanità, la socialdemocrazia (o quello che in Italia è stato a lungo chiamato il "comunismo") muore. Nulla sorge al suo posto, tuttavia quel vuoto evoca e suscita, di per sè, il movimento politico più importante, che unisce il protagonismo del lavoro in tutte le sue forme.
Il viaggio della Flotilla è il viaggio stesso dei movimenti, verso un ostacolo, un tetto di cristallo, più potente che mai. A ogni persona di buona volontà non resta che cavalcare quelle stesse onde che spingono le barche verso Gaza, anche solo con il pensiero, quel pensiero che, utopisticamente, è già azione. Siamo a una svolta nella storia, restare sul divano è oggi, più che mai, impossibile, impraticabile, imperdonabile.