sabato 11 luglio 2015

La scansione dei tempi

L'affermazione pubblica di Pippo Civati secondo cui il nuovo soggetto politico dovrà nascere già in autunno è probabilmente irragionevole perché accorcia eccessivamente i tempi.
Il processo costituente deve immaginarsi come un processo di ratifica democratica di quella che in prima battuta è una convergenza intellettuale tra ceti politici attraverso la proposizione di punti storico-analitici condivisi.
Il problema non è affatto quello di fare "iscritti" per un partito che ancora non esiste. Questa mentalità latamente plebiscitaria è esattamente il problema di fondo a causa del quale il progetto politico di Civati è costitutivamente fallimentare già da molto tempo. E' inutile mostrare la propria "forza" in una fase in cui non ci sono confronti elettorali in vista: è una perdita di energie irrilevante e dunque deleteria. 
Il problema, in termini di cultura politica dominante, è proprio l'eccesso di democraticità e il nuovismo ideologico.
Siccome l'obiettivo è quello di costituire un nuovo partito, il processo deve essere lento, perché il partito deve essere stabile. Non si tratta di mettere il cappello da subito su un'iniziativa, ma di far emergere un gruppo dirigente dalla conversazione sugli argomenti rilevanti - e non da processi elettorali, i quali determinano immediatamente rischi altissimi di eterodirezione del partito.
La soluzione è trovare punti di analisi comuni ed elementi di cultura politica comune a diversi attori sociali, economici, culturali. Si deve immaginare questa iniziativa come un'iniziativa culturale, e cioè in prima battuta come un movimento di opinione. L'attività convegnistica deve procedere parallelamente alla formazione di comitati che però devono restare in una prima fase informali. Si devono assolutamente evitare scorciatoie organizzative. Occorre un processo costituente che porti alla convergenza su una cultura politica specifica. In una prima fase l'attività convegnistica deve essere probabilmente la prassi politica a cui si guarda nella costituzione dei comitati. Non credo, cioè, si debba immaginare da subito un congresso con "delegati" eletti dai comitati. 
In una prima fase deve essere piuttosto chiarito al livello di ceto politico ciò su cui c'è accordo (analisi storica) e devono in seguito lentamente emergere diverse opzioni organizzative rivali. Infine, la discussione democratica di queste opzioni organizzative sarà al centro della trasformazione dei comitati in sezioni, e solo alla fine di questo processo si avranno deleghe per determinare i partecipanti a un congresso fondativo centrale.
Il pericolo infatti non è quello di non avere iscritti o di non avere elettori: il pericolo è quello di non avere classi dirigenti. Ed è un pericolo concreto e molto più serio dei due pericoli precedenti.
La struttura del nuovo partito è l'unico rilevante punto critico del quale discutere, ed è evidente che questo argomento fa di per sé una selezione al rialzo degli interlocutori in tutta una prima fase. Non si tratta perciò di discuterne democraticamente, si tratta di discuterne seriamente.
Sarebbe totalmente insensato darsi ora a discussioni programmatiche o a conte elettorali, quello che conta è l'individuazione di una narrativa dominante per la situazione corrente.

venerdì 10 luglio 2015

Note sul partito nuovo

Sta nascendo un nuovo partito a sinistra del Partito Democratico (a sinistra della destra, quindi...). Questa non è certo una novità, in quanto la creazione di un nuovo partito è un fatto all'ordine del giorno in Italia, il che è per altro all'origine di gran parte dei nostri mali. Sia detto fin da subito: i caratteri di un partito politico di sinistra non hanno nulla a che vedere con l'opposizione tra il vecchio e il nuovo.
Le caratteristiche principali di un soggetto politico a sinistra sono infatti caratteristiche metastoriche, che attraversano indenni le diverse epoche della storia e della politica senza subire variazioni significative in termini di cultura politica.
Il problema del "partito nuovo" che sia diverso dai "partiti di una volta" è perciò un problema del tutto irrilevante o per meglio dire inesistente. 
Pretendere che i partiti nuovi siano diversi da quelli di una volta significa semplicemente non avere chiara in testa la teoria da cui le prassi politiche della sinistra discendono.
Elenchiamo perciò alcune di quelle caratteristiche:

(1) Un partito nuovo si dovrà caratterizzare per la frequentazione dei conflitti. La ricerca dei luoghi del conflitto - poiché solo nel conflitto c'è il superamento dei punti di vista individuali - è necessaria all'accumulazione di energia politica, all'accumulazione di potere.
(2) Il partito nuovo deve essere un partito-stato. Una forma di associazione, cioè, che sia solo la più complessa tra le macchine organizzative già presenti nella società. Esso, perciò, non assomiglierà del tutto a nessuna delle macchine organizzative esistenti, ma assomiglierà un po' a ciascuna di esse. Questa macchina organizzativa, perciò, non potrà coincidere con un "movimento" politico, né al contrario con uno spazio per la mera preparazione di campagne elettorali: esso dovrà ambire a un maggiore livello di complessità interna e a un ferreo capitale organizzativo, e dovrà ambire a interloquire alla pari con le altre strutture politiche e non-politiche proprie delle classi dirigenti, pena la subalternità culturale.
(3) Quei conflitti, in un paese che vive largamente dell'erosione dei propri risparmi e delle proprie rendite di posizione nei mercati internazionali, sono conflitti che abitano ormai scarsamente il lavoro, anche se il lavoro resta un riferimento simbolico essenziale. Non è più soltanto o principalmente il lavoro, almeno in questa precisa fase storica, a costituire il luogo dell'organizzazione politica e cioè della mediazione. I conflitti sono ormai invece largamente conflitti intergenerazionali, interetnici, e interreligiosi, e le organizzazioni che danno forma a quei conflitti sono dotate di una politicità emergente.
(4) Un partito nuovo deve avere una visione e una ambizione internazionale.
(5) Un partito nuovo deve essere un soggetto creatore e diffusore di cultura politica. Esso, perciò, non può limitarsi ad essere una struttura "cognitiva" - come pure viene sostenuto da personalità non a caso di aria culturale socialista. Deve creare piuttosto identità collettive attraverso la frequentazione di simboli pubblicamente riconosciuti.
(6) Un partito nuovo deve avere un gruppo dirigente, e non una leadership personale: un gruppo dirigente che condivide un'analisi di fondo dei processi in campo. Perché questo gruppo dirigente abbia talune caratteristiche di compattezza, devono sopravvivere nel partito nuovo elementi di centralismo democratico.
(7) Il partito nuovo deve nutrirsi anche delle culture politiche radicali, ambientaliste, e socialiste, ma non deve demandare la propria organizzazione interna a nessuna di queste culture politiche. La cultura politica che ha nel proprio bagaglio di capacità quella di mettere in campo un soggetto politico con massime capacità egemoniche è infatti quella che fa riferimento alla filosofia di Gramsci, ed è a questa filosofia che bisogna guardare per identificare le soluzioni organizzative.