sabato 27 settembre 2014

Articolo 18

Abolire l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sarebbe un'operazione ideologica, secondo alcuni. Ma battersi per mantenerlo lo sarebbe altrettanto, secondo altri. Forse le ideologie non sono poi così morte, come pure molti ci continuano a spiegare da venticinque anni.
Esistono due filosofie per il mercato del lavoro, una secondo la quale il posto di lavoro è da difendere come punto di partenza per una contrattazione, e l'altra secondo la quale è piuttosto la mobilità stessa del lavoro che deve essere difesa da un sistema di norme. E una di queste due filosofie è sbagliata. E' sbagliata perché non corrisponde alla natura della nostra società semi-avanzata ma anche semi-feudale, nella quale la ruvidezza dei conflitti sociali attualmente presenti è soltanto mascherata dall'apparente struttura neo-corporativa della gran parte dei legami economici.
La borghesia di cui il capo del governo è un tipico esponente ha una scarsa propensione a riconoscere le sconcertanti asimmetrie che esistono nella nostra società propro in quanto è una società relativamente avanzata. Ovunque il germe della ricattabilità consegna le relazioni sociali all'abbrutimento, al livore, e alla paura. Nei call center, i lavoratori sono spesso considerate poco più che bestie da soma. I braccianti, molto spesso, lo sono altrettanto. Ma sono esempi estremi di una condizione più diffusa.
Se non ci fosse una protezione per i più deboli a far astenere i più forti dal desiderio di usare tutto il proprio potere per usare sorde minacce nei confronti di chi ha una posizione più debole della propria, o per passare ai fatti in preda a un momento di emotività, tutto questo allora sarebbe semplicemente peggiore di come già è, in termini di qualità delle relazioni umane. L'asimmetria di potere tra chi ha denaro e chi dall'altra parte ha solo le proprie braccia è pressoché inimmaginabile, a meno di non descriverla con cura fino a farla affiorare lentamente alla coscienza. La possibilità, per uno, di chiedere aiuto a persone molto potenti per ottenere ogni genere di vantaggio e molto spesso l'impossibilità per l'altro di fare altrettanto. La possibilità, per l'uno, di stare mesi, o più spesso molti anni, senza lavorare, e l'impossibilità per l'altro di farlo. La possibilità, per l'uno, di scegliere una dimora stabile e confortevole e l'impossibilità per l'altro di farlo. Che tutto questo venga dimenticato è molto più bestiale di quanto spesso non si recepisca.
 Gli imprenditori non citano solitamente l'articolo 18 come motivo di polemica politica. Gli operai tendono ormai spesso a non vedere le ragioni per difenderlo oltre un certo limite. 
Ecco perché esiste l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. E' soltanto un freno per cose più degne delle bestie che degli uomini. Toglierlo, o conservarlo, è effettivamente un'operazione ideologica. Niente di male, dunque, soprattutto se si è in grado di riconoscere da che parte stare.