Quando scrivi sei catalogabile come un funzionario sottoposto a un altro funzionario che non sai chi è. Sei un funzionario che non prende ordini, mentre il funzionario che ha dato gli ordini non sapeva a chi li dava. Non possono esistere quegli ordini, ma tu, per scrivere, devi cercare di obbedire lo stesso. Nessuno può obbligarti a riflettere, eppure non puoi evitare di farlo. Eviteresti, ma non puoi. Perciò, fondamentalmente, devi riflettere. Scrivi solo per aiutarti a ricordare qual era il punto. Annotando, secerni occasionalmente uno scarto di produzione che qualcuno sufficientemente distratto considererà un prodotto finale.
Dovrebbe essere scritto così, dovrebbe rendere quell'idea. Dovrebbe. C'è qualcosa di perfetto, in questo. Un orologio, un meccanismo gigantesco, che funziona sempre, per definizione. Qualcosa ti obbliga a ritenere che potresti far meglio, altrimenti non scriveresti.
Nulla si può aggiustare, quando scrivi, si può solo riscrivere. Quando riscrivi devi continuamente buttare, trangugiare. L'attività di riflettere non si può demandare, non si può esternalizzare, e in più non produce pezzi di ricambio. Tuttavia assomiglia a molte altre attività nel fatto che il capitale accumulato si deprezza continuamente, se non viene reinvestito. Non è vero che i pensieri degli antichi sono sempre attuali, al contrario sono quasi sempre già vecchi dopo circa un quarto d'ora da quando sono stati concepiti.
Tutto nello scrivere è completamente artigianale, e più che mai antieconomico.
Quando scrivi pensi a qualcuno a cui non riesci a parlare e a cui non ti interessa parlare. Adoro le persone che non amano ricevere lettere personali. Sono tutte persone così semplici. "Non si potrebbe semplicemente parlare?" - si chiedono. No. Chi pensa che sia importante parlare non sa quante sono le cose che si possono dire. Parlare è piacevole solo in quanto è inutile. Poiché non convince, illude, poiché non esprime, sfianca.
Perché scrivere invece di parlare? Perché le cose dovrebbero essere dette meglio. E scritte meglio, soprattutto. Chi scrive pensa: vorrei pensare meglio di così, e, nell'attesa che ciò avvenga, scrivo. Chi scrive, mentre scrive, aspetta. Pur non essendo capace, non può demandare. Non volendo disturbare con la sua reticenza, si copre di ridicolo, evitando di tacere laddove potrebbe.
Se non si potesse scrivere, parlare sembrerebbe una cosa seria. Lo Hyde Park Corner sarebbe incorniciato da un baldacchino dorato, e le chiese sarebbero ancora piene tutte le domeniche. Se non si potesse scrivere, si dovrebbe recitare improvvisando, e il teatro stesso sarebbe una disciplina olimpica, essendo diventato lo sport di chi ha i riflessi pronti. Se non si potesse scrivere - qualcuno crederà - si dovrebbe parlare davvero molto meglio. Chi balbettasse finirebbe al rogo, chi annoiasse troppo sarebbe fustigato da comitive impazienti di cantastorie, chi cantasse bene, di converso, avrebbe addirittura gli onori riservati a un mujahidin.
Se non che, quando nessuno scriveva, nessuno poteva parlare davvero bene, perché il parlar bene non era davvero necessario e tutti stavano semplicemente a sentire tutti, laddove però contava il parere di uno solo. Il silenzio era quasi l'unico segno di saggezza, come quando vai a comprare il fumo tra palazzine degradate e ti fermi all'angolo, aspettando in macchina che qualcuno si avvicini. Alle riunioni di vecchi oligarchi i silenzi erano tutti egualmente insignificanti, e ci si doveva sentire piuttosto a disagio, come quando sei al mare e ti chiedi, tra tutti i tuoi vicini di ombrellone addobbati con occhiali da sole, chi sia sveglio e ti stia fissando e chi invece dorma beato.
Le persone si annoiavano enormemente, ma non sapevano come lasciare questa informazione ai posteri. Il Verbo era sacro nonostante fosse noioso, prima di essere sigillato dall'inchiostro. Soltanto dopo l'invenzione della satira è diventato sacro proprio perché noioso. E la satira è solo scritta, oppure disegnata. E' comunque sempre stampata, bidimensionale.
Se sei qui è perché se fossi nato in un'altra epoga, se fossi nato altrove, se fossi stato anghe solo leggermente più scioggo, allora forse saresti stato gomunista.
lunedì 26 marzo 2012
domenica 4 marzo 2012
Breaking news...come no?
Oggi la BBC titola: Breaking news: Putin 'elected Russian president'. Breaking news, ovvero notizia dirompente. Una cosa è certa: se non ci fossero i media la gente avrebbe molti meno problemi a capire la politica. Avrebbe altri problemi, certo, e forse semplicemente non saprebbe di cosa parlare, dal parrucchiere, soprattutto quando ad aspettare che il coiffeur sia libero c'è una schiera di sette o otto donne, le quali, davanti a cotanto pubblico, preferendo non rischiare la brutta figura si accontentano di spettegolare su un qualunque principe di Westfalia piuttosto che su ciò che sommamente sta loro a cuore, e cioè la vicende della propria vicina di casa.
Una notizia dirompente dovrebbe designare qualcosa di nuovo, inatteso o inattendibile, qualcosa che abbia a che vedere con un fatto nuovo verificatosi da poco. Prima che il signor Reuter desse alla luce, a un certo punto attorno al 1850, quella diabolica innovazione costituita dall'omonima agenzia di stampa, era forse il fracassarsi di uno scafo contro un iceberg a essere un ottimo esempio di breaking news; le notizie, allora, erano forse quel tipo di cose che la gente d'oltremanica poteva rimpallarsi nei pub tra un boccale e un altro, suscitando esclamazioni e conversazioni tra estranei che altrimenti non avrebbero neanche avuto luogo. Un incidente di caccia nella tenuta del duca di York, o l'arrivo in città di un bastimento carico di un nuovo tipo di tè, sono forse esempi altrettanto ragionevoli del diffondersi imponderabile di ciò che si è sentito dire, e della sensazione che sia successo qualcosa di relativamente poco interessante, ma di cui si può cionondimeno parlare. Chiacchierare tra sconosciuti, insomma, una delle poche cose sicuramente rilassanti che puoi fare senza doverti recare in una sauna.
Notizia dirompente, dunque. Eppure Putin governa da vent'anni, in maniera in verità tutt'altro che dirompente, se non forse per la pazienza di un'Europa sempre e comunque benpensante, o per il cranio della Politkovskaja. Difficile davvero cogliere la notizia in ciò che accade oggi. Che sia dirompente, addirittura, è quasi inimmaginabile, ma questa è la Legge dei Media. Il lay-out della BBC lo decide un oscuro burocrate in qualche palazzone londinese, e lui ha decretato che tutto quello che è roba grossa deve andare sotto la dicitura breaking news.
Perché che Putin sia ancora lì dove è in fondo è roba grossa, questo è vero. Uscito in giacca e cravatta dalla più formidabile fucina in grado di sfornare gente che fosse davvero cattiva senza però essere particolarmete stupida, il KGB. Anzi, a dire la verità, davvero ottime letture, lì al KGB; ottima organizzazione, soprattutto. E poi è difficile avercela con gente che ama così tanto viaggiare. Cattivi più che altro per scelta, per professione, e negli ultimi anni quasi solo per contratto. L'unica cosa che non sono mai riusciti a capire è l'economia, tanto che facevano fare corsi di aggiornamento dal PCI, il quale per altro se la cavava insospettatamente bene, in materia. Resta il fatto che se devi pagare un volo Bologna-Mosca-Bologna per farti fare una lezione di microeconomia vuol dire o che un po' cocciuto lo sei, o che la nafta la paghi quanto l'acqua, o che la verità è un po' a metà tra le due cose.
Una notizia dirompente dovrebbe designare qualcosa di nuovo, inatteso o inattendibile, qualcosa che abbia a che vedere con un fatto nuovo verificatosi da poco. Prima che il signor Reuter desse alla luce, a un certo punto attorno al 1850, quella diabolica innovazione costituita dall'omonima agenzia di stampa, era forse il fracassarsi di uno scafo contro un iceberg a essere un ottimo esempio di breaking news; le notizie, allora, erano forse quel tipo di cose che la gente d'oltremanica poteva rimpallarsi nei pub tra un boccale e un altro, suscitando esclamazioni e conversazioni tra estranei che altrimenti non avrebbero neanche avuto luogo. Un incidente di caccia nella tenuta del duca di York, o l'arrivo in città di un bastimento carico di un nuovo tipo di tè, sono forse esempi altrettanto ragionevoli del diffondersi imponderabile di ciò che si è sentito dire, e della sensazione che sia successo qualcosa di relativamente poco interessante, ma di cui si può cionondimeno parlare. Chiacchierare tra sconosciuti, insomma, una delle poche cose sicuramente rilassanti che puoi fare senza doverti recare in una sauna.
Notizia dirompente, dunque. Eppure Putin governa da vent'anni, in maniera in verità tutt'altro che dirompente, se non forse per la pazienza di un'Europa sempre e comunque benpensante, o per il cranio della Politkovskaja. Difficile davvero cogliere la notizia in ciò che accade oggi. Che sia dirompente, addirittura, è quasi inimmaginabile, ma questa è la Legge dei Media. Il lay-out della BBC lo decide un oscuro burocrate in qualche palazzone londinese, e lui ha decretato che tutto quello che è roba grossa deve andare sotto la dicitura breaking news.
Perché che Putin sia ancora lì dove è in fondo è roba grossa, questo è vero. Uscito in giacca e cravatta dalla più formidabile fucina in grado di sfornare gente che fosse davvero cattiva senza però essere particolarmete stupida, il KGB. Anzi, a dire la verità, davvero ottime letture, lì al KGB; ottima organizzazione, soprattutto. E poi è difficile avercela con gente che ama così tanto viaggiare. Cattivi più che altro per scelta, per professione, e negli ultimi anni quasi solo per contratto. L'unica cosa che non sono mai riusciti a capire è l'economia, tanto che facevano fare corsi di aggiornamento dal PCI, il quale per altro se la cavava insospettatamente bene, in materia. Resta il fatto che se devi pagare un volo Bologna-Mosca-Bologna per farti fare una lezione di microeconomia vuol dire o che un po' cocciuto lo sei, o che la nafta la paghi quanto l'acqua, o che la verità è un po' a metà tra le due cose.
Putin presidente, e chi l'avrebbe mai detto? Mai notizia dirompente fu accolta con più freddezza. La certezza che le cose non cambiano mai è gelante come il ticchettio di un orologio nel silenzio assoluto, così che non c'è modo per rivitarizzarla che dipingere ogni tic come fosse un fuoco d'artificio. Breaking news.
La politica sembra principalmente essere il fatto che le cose non cambiano, dunque che fatti importanti semplicemente non succedono. Non soltanto, cioè, essa non è costituita da fatti, ma proprio nella misura in cui appare costituita da fatti ciò è solo perché non se ne coglie la sostanza. La politica sembra piuttosto dirompente piattezza, silenziosa, grigia e giammai veramente narrata, odia la notizia e non ne produce alcuna, se non per nascondersi e riposarsi lasciando agli urlatori l'onere di scannarsi a colpi di formule e di riti.
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