venerdì 27 dicembre 2013

Doppi incarichi. Come i finti stupidi riescano ad avere quasi sempre ragione

Vi devo rivelare una verità scomoda: ho un doppio incarico, ma non vi posso rivelare qual è l'altro incarico che ho oltre a quello che mi sono assegnato e che consiste nel tenere aggiornato questo blog. A volte, poi, ho un doppio incarico addirittura dentro lo stesso blog: una volta scrivo di sciocchezze culturali, e la volta dopo scrivo di sciocchezze politiche - e molto spesso le due cose sono effettivamente in contrasto fra di loro. 
Il dibattito italiano sull'illegittimità dei doppi incarichi è un perfetto esempio di come funziona il populismo, e cioè molto, molto, molto male. 
Il vero problema italiano sono i conflitti di interessi. Se rinominiamo questa questione "problema dei doppi incarichi", abbiamo già fatto un grande passo in avanti nella direzione di non far capire nulla a nessuno. 
Esempio A: una persona è nel consiglio di amministrazione di un'azienda, e contemporaneamente nel consiglio di amministrazione di uno dei suoi principali fornitori. Risultato: un giorno vuole abbassare un prezzo, e il giorno dopo vuole alzare quello stesso prezzo - non un altro, ma proprio lo stesso. Di conseguenza è impossibile capire per chi quella persona stia lavorando, e pertanto lavorerà o esclusivamente per se stesso, o per mantenere una condizione nella quale chi è in condizione di minacciarlo di più avrà la meglio. Chi sarà in condizione di minacciarlo di più è semplicemente il più forte. In questo modo si tenderanno a creare accumulazioni di potere e monopoli, e saranno alterate le regole di mercato ostacolando la libertà di iniziativa economica.
Esempio B: una persona ha, in un senso generale, un ruolo politico nel proprio territorio, che mettiamo sia la Puglia, e un incarico istituzionale come parlamentare europeo. Poiché questa persona è un politico, ha interesse ad avere quanti più incarichi, per accumulare potere e capacità operative. Poiché la sua coerenza va misurata sul piano alquanto malleabile della fiducia e su quello alquanto vago delle convinzioni intellettuali, è difficile che la sua attività possa svolgersi in una direzione contraddittoria, se non semmai in una contraddizione "ideale" con se stesso. Poiché "rappresenta" fasce di popolazione, è solitamente insensato dividere le sue giornate di lavoro in ore o in quarti d'ora, per stabilire se la sua giornata di lavoro sia abbastanza o troppo poco o eccessivamente impegnativa. Ciò che quest'uomo fa è trovarsi in determinati luoghi di decisione, e in quei luoghi rappresentare le stesse persone o le stesse idee o entrambe le cose, il tutto per le più varie finalità. E' vero che per farlo deve studiare, ma di quanto tempo egli abbia bisogno per studiare dipende dal suo livello di competenza la quale è scarsamente controllabile dalla democrazia dei social network e della trasparenza amministrativa.
 Esempio C: una persona ha il ruolo istituzionale di sindaco di Grottaglie e quello di segretario dell'unico partito politico italiano. Si dice che questo non è un doppio incarico che presenta incompatibilità, perché uno può stare quattro giorni a Grottaglie e per tre giorni nella capitale, e cioè a Roma. Se fossero stati due incarichi istituzionali, invece, sarebbe stato diverso. Una persona, cioè, non potrebbe essere sindaco di Grottaglie e Presidente della Repubblica allo stesso tempo. In realtà, a ben vedere, il problema è completamente diverso. Il punto, infatti, è che chi è segretario dell'unico partito italiano ha un ruolo che di fatto è istituzionale. E' vero, perciò, che due ruoli istituzionali sono incompatibili e un ruolo istituzionale e uno politico non lo sono, ma egli ha appunto due ruoli istituzionali, de facto. La ragione è che perché avvenga che ci sia in Italia un solo partito politico, vuol dire che in esso confluiscono in realtà vari partiti, con varie organizzazioni interne, vari valori di riferimento, e vari elettorati di riferimento. Il segretario, perciò, ha in questo contesto il ruolo di garante dell'ordine più che quello di dettare una linea politica. E questo ruolo particolarmente astratto, rappresentativo e politicamente fragile lo rende di fatto una figura istituzionale agli occhi del pubblico, piuttosto che una figura propriamente politica.
Si dà il caso, tuttavia, che tutto questo discorso abbia un difetto gravissimo e, nell'Italia degli ultimi venticinque anni, addirittura intollerabile: è un discorso troppo complicato. Meglio dire che non ci vogliono i doppi incarichi e basta. Meglio dire così, perché così saranno contenti quelli dell'esempio A. Nella confusione, infatti, non si affronta l'unico problema serio, che è appunto quello di chi sta nell'esempio A.
A volte vorrei sapere da molti di coloro che parlano male dei doppi incarichi dove essi abbiano ricevuto l'incarico di parlare male dei doppi incarichi. E' anche probabile che si tratterebbe, anche nel loro caso, del loro secondo incarico, ricevuto in ultima analisi direttamente o indirettamente da quelli che sono identificati dall'esempio A.


giovedì 21 novembre 2013

I falchetti

Appollaiati sulla coscienza di ogni (im)possibile nuova destra, compaiono su schermi e teleschermi i "falchetti", rappresentazione ultimativa e perentoria del mesto naufragio della politica, in una grande operazione culturale degna della peggiore propaganda nord-coreana.
I giovani, volatili attivisti di Daniela Santanchè paiono non tanto i prodotti succedanei di quel fatuo e ben noto circo mediatico che domina incontrastato la telecrazia italiana, ma forse le prime larve di una miserabile progenie che fuoriuscendo da un'ineffabile Arca di Noè vorrebbe già predisporsi a popolare l'immaginario italico più beota per i prossimi vent'anni e oltre. 
Fin dalla gioventù viene esaltata ormai la più totale e inerme inconsapevolezza, in un capovolgimento completo dei valori che non è mai mancato del resto in tutta l'avventura politico-culturale della destra negli ultimi trent'anni. La gioventù viene pertanto completamente immolata, esposta come vittima sacrificale al pubblico ludibrio di chiunque abbia un minimo di senno e allo stesso tempo alla pubblica ammirazione dei ben più diffusi mangiatori di tabloid. L'esaltazione della gioventù in quanto tale è immancabilmente uno dei grandi miti del fascismo. Non l'unico, tuttavia.
La gioventù priva di altre determinazioni, certo, ma anche la tecnologia fine a sé stessa, e così pure la forza esercitata al di fuori di qualunque finalità, la morte da perseguire in quanto morte, la vita da perseguire in quanto vita, tutti elementi di quell'iconologia del non-senso che, come un fiume carsico, torna di tanto in tanto, nella storia italiana, a beatificare l'ingiustizia, a nascondere il sopruso, a zittire l'esercizio faticoso del dialogo.
La rappresentazione della gioventù è oggi un grande terreno di battaglia culturale perché i giovani - a quanto dicono i vecchi - non si sentono rappresentati. Senza vedere che il rapporto tra i giovani e la politica è completamente diverso dal rapporto che gli adulti hanno con la politica stessa. I giovani in altre parole non si sono mai in nessuna epoca sentiti rappresentati dalla politica, ma si sono sempre rappresentati e proiettati essi stessi negli ideali che la politica dovrebbe esprimere. Ma proprio laddove la politica non esprime alcun ideale, nella insulsa tirannia del "programma da realizzare", la gioventù diventa paradossalmente un ideale in se stesso.
La gioventù "arruolata" e "attirata" dal potere in quanto tale, allora, non è che l'ambigua premessa di una sorta di militarismo su larga scala, e di un arruolamento sostanzialmente cieco dell'intera società. Corporativismo, dirigismo, fascismo.
La gioventù non viene più criticata, educata - il che sarebbe poi la premessa, per reazione, della critica generazionale e anche, dove occorra, di un sano ribellismo - ma semplicemente mostrata come tale, nel suo carattere puramente estetico e decorativo. Se questi sono i giovani si viaggia a tappe forzate verso l'ennesima tappa del grande naufragio. 

sabato 13 luglio 2013

Gesù su Linkedin

Sono settimane che non riesco a trovare il profilo Linkedin di Gesù, forse quando muori te lo tolgono. Ma è poi morto, si chiedono in molti, inginocchiati a terra o, nella ben più comoda Europa, su un piatto pezzo di legno? Eppure chi più di lui fu un grandissimo professionista? La cacciata dei mercanti dal tempio: un vero capolavoro. La forza incredibile di distruggere la corruzione da solo. Solo, contro le abitudini, le risate dietro le sue spalle, contro i vizi dei potenti che diventano virtù agli occhi di un popolino analfabeta. Solo contro uno status quo mica da poco - l'unico status quo espresso in lingua originale, tra l'altro -, solo contro la religione, il quieto patto tra religione e potere. Solo ad alzare la voce, ad aizzare la folla per ciò che è dovuto. La cacciata dei mercanti è il più politico dei suoi miracoli, i miracoli del carisma, della via maestra, della verità troppo spesso dimenticata, della vita troppo spesso abbandonata. 
Per non parlare poi di quando guarì quello che si era fatto venire la lebbra. Lo psicoanalizzò con uno sguardo, capì di essere stato scoperto, capì di avere avuto la forza di ammalarsi da solo, in un attimo, e che dovunque avrebbe voluto andare sarebbe potuto andare. In maniera non dissimile da un qualunque troppo indulgente ispettore napoletano, lasciava al falso invalido un ultima possibilità di redimersi. Gli donò la libertà di scegliere tra la malattia e la fede in se stesso. L'intensità di quello sguardo deve essere stata assolutamente impressionante. 
La posizione professionale di Gesù è di certo piuttosto complessa, ma perché rinunciare del tutto alla visibilità che ti può offrire Linkedin? E' chiaro che Gesù non sbaglia mai, e non è un asset da poco. 

Name: Gesù from Nazareth
Position: God
Experience and skills: I never make mistakes

Gesù, inoltre, ha perfette capacità diplomatiche. Il punto è che non puoi scrivere ai datori di lavoro di essere Dio, nessuno assume una persona così montata. Nessuno assume Chuck Norris, se non per recitare se stesso, insomma.

Name: Gesù from Nazareth
Position: Manager at Chiesa
Experience and skills: Perfect diplomatic skills

E che dire delle diverse Chiese che a Gesù fanno riferimento?

Position: Freelance manager

Il giorno che troverò Gesù su Linkedin sarà chiaro che non c'è modo di togliere il profilo su Linkedin quando sei morto, oppure sarà chiaro che è risorto. La dogmatica, il falso elevato a scienza, pone sempre quello che Kierkegaard con una certa concisione e ironia chiamava un aut-aut.




sabato 6 aprile 2013

Conformismo, futurismo, fascismo


Conformismo, futurismo

Non posso usare Windows, perchè quelli come me usano Linux. Non posso pensare che le società partecipate che gestiscono l'acqua di concerto con le pubbliche amministrazioni siano da sostituire con compagnie private scelte con gare d'appalto, perché quelli come me pensano che l'acqua deve essere un bene pubblico. Lo penso, ma non lo posso pensare. Lo penso, perciò se incontro uno che la pensa come me, cambio argomento, perché non posso pensarlo. Parleremo della Lazio, o di vacanze. Non parlare di politica non è poi un grande problema. Lo vieteranno, del resto. Pazienza.
Se mi fermano i giornalisti cambio argomento. Però è pesante, si, perché loro vogliono sempre parlare delle stesse cose. Non posso dire che la banda larga non serve a me e a mia nonna perché io col computer ci leggo solo le mail e mia nonna ci deve poter pagare solo le bollette. Sul sito c'è scritto “Banda larga”. Due parole. “Bandalarga”, invece, è quel locale sulla Nomentana, mi pare. Due parole. Ricevuto.
Vieteranno di parlare di politica perché i giornalisti fanno perdere un sacco di tempo. Ti inseguono, sono agguerriti. Lo vieteranno perché il tempo è prezioso. Proprio come a Canary Wharf, a Londra, tra i palazzi della finanza, sono vietate le manifestazioni perché rallentano il prezioso traffico delle informazioni.
Ma sono libero, si, sono molto libero. Di politica economica non capisco nulla, ma ho un consulente. Non mi dà noia, mi manda una breve memoria ogni tanto e io la leggo. Non mi pressa, non disturba. Non mi crea problemi. Mi manda un breve dossier. E io lo leggo. E basta. L'economia è una materia tecnica, come la grafica pubblicitaria. Le esternalizziamo entrambe.
Mi piace tenermi informato su internet. Sono bravo a parlare di quello che ho letto su internet, ma un po' meno bravo a scrivere su internet quello che ho imparato fuori da internet. Tuttavia questa seconda parte credo sia meno importante. Per fortuna internet c'è, non è che lo devo creare io tutti i giorni. C'è, io leggo, e poi vado alle riunioni portandomi le mie patatine e la mia aranciata.
Non mangio carne, perché quelli come me sono vegetariani. Io sto con quelli come me, essi mi giudicheranno bene, spero. Lo vedremo a fine mandato, per la verità. Loro mi giudicheranno, certo, e chi, se no? Non vorrai mica che mi faccio giudicare da chi mangia la carne? Di quelli davvero non mi importa, chi è così stupido da mangiare la carne, al giorno d'oggi, ma lo sai che se tutti gli esseri umani mangiassero la quantità di carne blablablablablabla. Vada al diavolo il mangia-carne.
Mi piace la smart-tv, e non guardo la vecchia tv. Guardo e produco materiale su internet. La tv verrà abolita e posseduta dal potere politico. La tv è complicata. Produttore, autore, apparecchiatura tecnica, presentatore, tecnico luci, tecnico audio, truccatore. Il sito me lo hanno già fatto, è molto più facile. Faccio quello che mi dicono.

Marcia su Roma

Arrivammo il venticinque febbraio duemilatredici. Non ci aspettavamo che le cose sarebbero finite così. Per i nuovi fu diverso. Tutti volevano partecipare, ora, ma noi sapevamo che all'inizio era stato diverso. Noi eravamo serenamente arrabbiati, un tempo, mentre oggi erano tutti confusamente affascinati, come se chissà che cosa fosse di splendido. Continuare a credere nel progetto fu durissimo, molti di noi non ce la fecero. Dopo abbiamo dovuto soprattutto difendere il marchio. Non avevamo capito che il movimento era fondamentalmente il potere di un marchio. Non potemmo difendere il marchio nel mercato, perché il nostro era un prodotto unico, che non aveva un mercato di riferimento. Né potemmo difendere il marchio nell'aula parlamentare, perché un marchio non può essere “difeso” in un'aula parlamentare. Dovemmo difendere il marchio dal Parlamento, dall'ingerenza costituita dal Parlamento stesso che pure noi in parte occupavamo. Lo dovemmo fare perché altrimenti ci avrebbero affossato. Non credevo sarebbe finita così. Acquisimmo una posizione dominante. Una posizione dominante rispetto al nostro mercato, così almeno diceva la comunicazione interna che ricevemmo. Questa fu la comunicazione che ricevemmo, e arrivati a quel punto non aveva senso metterla in dubbio. Sembra incredibile, a pensarci, ma il resto, in fondo, è già noto.

martedì 5 febbraio 2013

Martiri bigotti. Peripezie di una minoranza dimenticata

Due settimane fa nello Yorkshire hanno trovato questa lettera. E' un paio di mesi che una tipa è sparita, e non si capiva il perché, la si cercava ormai anche all'estero, il marito disperato non si dava pace, anche se gli inquirenti non capivano che traccia seguire, e temevano più che altro una rapina finita male, in cui non si trova il corpo perché gettato in un lago o qualcosa del genere. E invece no, lei era solo partita. O almeno così sembra.

4 Marzo
Eravamo arrivati all'esasperazione. Quelli continuavano a manifestare, non so con quale faccia. E poi il 5 febbraio non riuscimmo più a impedirlo. Avevamo fatto di tutto, ci eravamo appellati alla chiesa anglicana, al partito conservatore, al buon vecchio buon senso, alle associazioni degli ex-militari. Ma cosa vuoi, era difficilissimo mobilitare i cittadini, non sapevi a cosa aggrapparti per sperare. Loro hanno le loro associazioni, le loro sudicie alcove. Loro hanno soprattutto le loro parole e tu non puoi dire "tradizione", perché tradizione non è una parola che si può urlare. Loro hanno le migliori. Libertà, eguaglianza, diritti, e giù lacrime di falsa coscienza. Loro possono sempre dire che sono contro l'omofobia e contro la discriminazione, che sono per la parità dei diritti, e tu niente, sei costretto a rimanere a casa a covare il tuo rancore, perché non ti danno le parole per esprimerti, i luoghi per difenderti, i santuari per celebrare la custodia dei valori. Ti senti solo, abbandonato, il massimo del compiacimento è un silenzio assenso con il vicino quando siete fuori casa e passa quel camioncino e quella lì salta fuori, ti saluta distrattamente dall'alto in basso, con la sua camicia, i capelli troppo corti e gli zigomi troppo evidenti. 
Per loro è tutto facile, non si fanno scrupolo di dirsi vittime, in qualunque caso. Quando legalizzarono i matrimoni gay non sentii nulla, non ero infelice, ma confusa. Non mi arrabbiai, eppure cominciai stranamente a perdere la passione che avevo sempre avuto per la mia battaglia civile. Mio marito minimizzava e diceva: "tanto peggio di così non potrà andare, sono già dieci anni che fanno quelle sfilate, più di così che ci possono fare?" Ma io sapevo che non era così, sapevo che sarebbero diventati non più arroganti, ma più calmi, più sereni. Tutti sarebbero stati più sereni, ora, nel quartiere. E certo anch'io potevo esserlo, come capita dopo una sconfitta che in fin dei conti ti aspettavi. Ma tutto sarebbe cambiato, e non tanto il mio presente, ma tutto il passato avrebbe cambiato significato, e tutto ciò è molto più pericoloso, perché quando il passato perde di senso non trovi nessuno con cui condividere la cosa. Perché il passato è solo passato. Tranne il proprio passato, che può essere riscattato fino alle vette massime della gioia da un annuncio, da una festa, e precipitato nell'inferno dell'inganno, di una disperata agonia della memoria. Avevo perso il senso di ciò che avevo fatto. Perché avevo lottato contro quei pervertiti se sapevo che sarebbe finita così? Cominciai a mangiare poco, a non andare più al circolo, non fu per niente facile. Nessuno ne parlava più, e neanche io volevo parlarne. E allora perché prima non facevo che parlarne? Ormai era tutto chiaro, era finito, era stata una grande montatura, pensavamo fosse una questione di civiltà, l'amore è tra l'uomo e la donna, un modo per riflettere per una volta con profondità su qualche cosa di concreto, in un mondo stupido, banale. Volevamo solo dire che il problema è più complesso di come pensano loro, ma ora a cosa serve dirlo ancora, ormai che è accaduto, che tutto è cambiato. In un certo senso non era complesso, visto che è stato così semplice risolverlo. Bastava dire "due persone dello stesso sesso possono amarsi", e non ci sarebbe stato tutto questo dolore. Al Gay Pride ora andranno persino vestiti in giacca e cravatta, perché diventerà la festa di tutti, come il primo maggio, il giubileo o la nazionale. E allora tutti saranno semplicemente vestiti come sono vestiti sempre, non ci sarà più bisogno di inveire, e non ci sarà più modo per insultare. Perché tutto è cambiato, tutto è perduto. Ora che tutti sono fieri di non pensarci più, ora che la loro sporca "verità" è stata stabilita, io mi vergogno non delle mie idee, ma di pensarci ancora. Non riesco a staccare, eppure ho già staccato, ho perso l'energia. Non ho capito dove volevo andare a parare. So che avevo ragione, ma cosa volevo davvero ottenere? Voglio cambiare io, questa volta, dovrò cambiare io, non so quanto durerà, non so quanto ci vorrà, ma cambierò.