Il
recente voto regionale configura un relativamente nuovo quadro
politico, nel paese. Nel sud del paese, il partito democratico tiene,
quando non recupera posizioni, come in Campania. Questo movimento è
dovuto molto probabilmente in gran parte al trasformismo delle classi
dirigenti politiche meridionali, e al loro pressoché inevitabile
tentativo di salire il più spesso possibile sul carro di quello che
appare essere il vincitore. Un fenomeno, del resto, che è frutto
della debolezza complessiva delle classi dirigenti meridinali, e non
soltanto, cioè, delle classi dirigenti politiche.
Laddove
le classi dirigenti sono più strutturate, vale a dire del nord, e
dove più tende a prevalere un voto di opinione, si ha un sostanziale
abbandono da parte del paese delle posizioni del Partito Democratico.
Questa dinamica è particolarmente forte nel Veneto.
Tale
quadro politico segna, come ha scritto Lucia Annunziata, l'emergere
di un Partito della Nazione a guida meridionalista. Un fatto
discretamente nuovo, rispetto alle dinamiche dell'ultimo ventennio.
Tutto dipenderà, in qualche modo, dall'evoluzione delle posizioni del Movimento Cinque Stelle. Ci sarà la nascita di un (probabilmente piccolo) partito di sinistra, guidato da Civati e dai suoi, e c'è la posizione di crescente consenso di Salvini. Il Movimento Cinque Stelle, in qualche modo, dovrà decidersi su che posizione adottare, rispetto a questi due soggetti, entrambi, come lui, all'opposizione del doverno.
Il primo più vicino a sé dal punto di vista della cultura politica dei militanti. Il secondo più vicino a sé dal punto di vista dell'ideologia dei padri fondatori.
Ci sarà, pertanto, una dinamica interna al Movimento Cinque Stelle, che determinerà i giochi, nei prossimi tempi, una dinamica tra la forza dei militanti e lo strapotere dei due fondatori, Grillo e Casaleggio.