lunedì 20 febbraio 2012

Letargo e noia. Purtroppo non è la Parigi di Sartre, ma la Bruxelles di oggi

Oggi dodici capi di governo europei, riunitisi a Bruxelles, hanno inviato una letterina al tuttora semisconosciuto Herman van Rumpuy, presidente del Consiglio Europeo, e a José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea. Argomento: un nuovo piano per la crescita in Europa. La prima cosa che vi starà venendo in mente è: che novità.
Il contenuto di questa lettera è, da un punto di vista politico, talmente sconcertante da meritare una seria riflessione più clinica che critica. I capi di governo firmatari, tra cui Cameron e Monti, affermano, in uno dei passi più toccanti: "le garanzie implicite per salvare le banche, che distorcono il mercato, dovrebbero essere ridotte. Le banche, e non i contribuenti, dovrebbero essere responsabili di sopportare i costi dei rischi che assumono". Ebbene, se non fosse che le banche sono già state salvate all'inizio della crisi, con gravi danni per i debiti pubblici di molti paesi europei, se non fosse che le banche hanno appena ricevuto un'iniezione di liquidità dalla Banca Centrale Europea, con la quale hanno comprato soprattutto titoli di stato, lucrando sugli alti interessi che questi ora offrono ai mercati, se non fosse che le banche hanno concesso crediti infiniti al governo greco mentre facilitavano i consumi in quel paese realizzando profitti altissimi, il suddetto pensierino della sera potrebbe rappresentare persino una tesi interessante.
Quando io non ero ancora nato i giudizi degli uomini politici, in Italia, non assomigliavano a un noiosissimo sermone di qualche padre protestante, ma a un noiosissimo riassunto di una determinata "situazione storica". Termini esotici come "composizione sociale", "riforme di struttura", "concertazione", entravano nelle ritualità pubbliche in momenti chiave. Ovviamente questi temini restavano incomprensibili ai più, ma almeno conferivano un'aura di cultura sia a chi li pronunciava che a chi, cercando di assumere un'aria intelligente, annuiva o dissentiva con un cenno del capo al solo suono di quelle formule. 
Il gergo dei nuovi leaders è invece un mix letale di ostentata banalità e di grottesca incapacità di autentica passione, cioè, in ultima analisi, di indifendibile incompentenza. Alcuni di questi governi, magari zeppi di cosiddetti "tecnici", dimostrano la più totale deficienza tecnica circa la principale tecnica di cui dovrebbero essere edotti: la politica. Si tratta, in questo caso, di una forma estremamente evidente di incompetenza, molto più appariscente di quella tipica ciarlataneria da vecchio marpione, che rappresentava la vera crema chantilly con la quale il ceto dirigente, soprattutto qui nel sud Italia, condiva le proprie apparizioni con un manto di bonaria inadeguatezza.
La missiva si segnala soprattutto per un uso disinvolto delle lettere maiuscole. "Bisogna raddoppiare il nostro impegno per l'innovazione istituendo un'Area di Ricerca Europea", continuano, da par loro, i nostri dodici geni. Meno male che l'Area di Ricerca Europea ha le lettere maiuscole, altrimenti potremmo avere il dubbio che si tratti di una colossale fesseria, mentre così ne siamo senz'altro sicuri. In Grecia tutti i laureati che non hanno molotov nella credenza di casa, magari solo perché le hanno finite o perché le bottiglie le usano per stoccare l'uzo, emigrano all'estero e ciò accade anche in Italia. La ragione essenziale di ciò è che i salari sono troppo bassi e le opportunità scarsissime, e non probabilmente nel fatto che nessuno abbia ancora istituito un'Area Fumatori Europea, un'Area Parcheggio Europea, o un'Area di Ricerca Europea.
Nel continuare a smarcarsi a furia di insipidi proclami dal Verbo della Merkel, i dodici apostoli della crescita propongono una "Single European Trasport Area", in un'autentica apoteosi di vacuità. E' ormai evidente che la principale alternatività di queste proposte rispetto alle politiche di lacrime e sangue volute dalla Germania è rappresentata dal fatto che nella lingua tedesca soltanto i sostantivi vanno in lettera maiuscola, mentre nel pensiero dei dodici Grandi anche gli aggettivi assurgono a questo particolare livello di dignità.
Purtroppo, al di là della assoluta vuotezza di idee, il documento si segnala soprattutto per una sostanziale incomprensione delle principali caratteristiche di un sistema industriale. "L'azione - vi leggiamo - dovrebbe iniziare dal settore dei servizi. I servizi contano circa i quattro quinti delle nostre economie, e ancora c'è molto da fare per aprire i mercati dei servizi alla scala a cui è necessario". Come dire che, invece di darci a politiche anti-cicliche e a salvare con ogni mezzo la nostra base industriale, possiamo dedicarci anima e corpo a quello che, per pure questioni di contabilità e di naturale evoluzione delle tecniche produttive, è il settore che ormai raccoglie i "quattro quinti" del prodotto, e cioè i servizi.
La noia del dibattito tra le istituzioni intergovernative europee ha raggiunto ormai dimensioni grandemente soporifere, e l'assenza del Parlamento Europeo, l'unica cosa che ci potrebbe portare fuori da questa catastrofe, è ora come non mai ingiustificata. Sarebbe di gran lunga desiderabile un dibattito acceso nel Parlamento Europeo sui medesimi temi di questa lettera, e non certo perché esso risultarebbe adeguato o rassicurante. Sarebbe, al contrario, certamente viziato da ogni sorta di gelosia nazionalistica e di populismo, da un linguaggio crudo, talvolta naif, spesso repellente per ignoranza, sarebbe sicuramente poco rappresentativo del modo di pensare degli europei, avrebbe cioè tutte le malattie tipiche del dibattito democratico. Ma almeno non desterebbe la avvilente sensazione che la classe dirigente ritenga di poter risolvere queste questioni parlando con i banchieri, il linguaggio dei banchieri, il  cheper altro è solitamente il modo migliore per non farsi ascoltare affatto da questi ultimi.
Piuttosto che assistere a questo triste balletto di comunicazioni diplomatiche e al ben noto turbillon di riunioni in pompa magna tra Principi ormai privi di regno, qualunque disordinato gesto politico sarebbe più rispettoso di chi oggi è nelle piazze, nelle mille marce, nei mille luoghi della protesta, intorno al mediterraneo e più a nord. La lotta politica in Europa è ormai molto aspra, da Varsavia ad Atene, a Londra, al Cairo. Mentre la letterina di intenti di oggi, di certo ricca di sottili e semmai quasi indecifrabili sfumature, evidenzia con stucchevole zelo i pericoli di una pioggerellina tagliente, siamo intanto sostanzialmente in una bufera di neve, con visibilità a 10 metri.

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