venerdì 4 luglio 2014

A Matteo. Sulla concertazione, con amore.

Quando i problemi in campo sono troppo complessi è inutile diminuire le occasioni di dialogo.
In un paese che tende naturalmente al dialogo, il risultato del diminuire le occasioni di dialogo è la creazione di dialoghi dai quali la persona che vuole diminuire le occasioni di dialogo resta esclusa. Qua non ci sono "aggiustamenti" da fare. "Decisioni". Qua bisogna fare delle analisi, o per meglio dire riconoscere l'esistenza di centri di analisi che hanno una rappresentatività sociale e che hanno la capacità di costruire alleanze politiche di fatto anche se non hanno, formalmente, ruoli politici.

(1) Bisogna diminuire i centri della spesa pubblica ma non bisogna cancellare del tutto le autonomie come fattore propulsivo del sistema istituzionale italiano.
(2) Bisogna diminuire le ore di lavoro settimanali ma non bisogna abbassare i salari medi o comunque il rapporto tra salari e profitti.
(3) Bisogna diminuire i costi della politica ma bisogna aumentare la qualità della politica.
(4) Bisogna mettere in moto processi di riforma di lungo periodo senza perdere il controllo dei processi sociali e delle dinamiche elettorali.
(5) Bisogna probabilmente diminuire il numero e il peso delle elezioni senza perdere troppo in termini di democraticità.
(6) Bisogna integrare il sistema politico italiano nel sistema politico europeo senza perdere le specificità storico-istituzionali italiane nei loro fattori socialmente propulsivi.
(7) Bisogna puntare sulle eccellenze italiane ma contemporaneamente normalizzare alcuni rilevantissimi fattori infrastrutturali e burocratico-giuridici per aprire il paese a investimenti stranieri.

Praticamente tutti i soggetti sociali che hanno una politicità sono potenzialmente ostili a ciascuno di questi obiettivi, tranne (idealmente) i partiti politici. Nessuno di questi obiettivi individua soggetti emergenti. Ognuno di questi obiettivi individua linee di frizione che mettono in crisi i soggetti sociali esistenti.
Ma proprio per questo è inutile non riconoscere la politicità di quei soggetti sociali. Il problema è elevare il livello del dibattito a un punto in cui nessuno si possa sottrarre. A questo serve la politica, in un'epoca di riforme. E' inutile annunciare riforme annunciando contemporaneamente di non voler dialogare con nessuno. Anzi è negativo, o per meglio dire è funzionale alla propria leadership personale ma è anche funzionale alla distruzione del proprio partito politico, perché elimina le ragioni per partecipare all'attività politica del proprio partito, isolandolo nei suoi rapporti con la società. Produce l'eterodirezione politica delle decisioni. La realtà è che ognuno ha una sua analisi, ma sono analisi diverse. Chi si esclude dal dialogo produce molto semplicemente l'accordo tra tutti gli altri e quindi l'eterodirezione politica. Non c'è bisogno di aver studiato la teoria dei giochi, basta telefonare a qualche politico di vecchia scuola e regalargli venti minuti del proprio prezioso tempo.

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