Un mio vecchio post dedicato al mitico Giovanni Floris, ripescato dai miei confusi archivi
Come i più annoiati e disillusi consumatori di politica-spettacolo avranno già prontamente osservato, poche cose sono così scarsamente informative e così sistematicamente confusionarie quanto i cartelli che vengono mostrati a Ballarò dal conduttore Giovanni Floris a segnalare, di volta in volta, la proposizione da parte di quest'ultimo di un nuovo argomento di conversazione da somministrare ai malcapitati ospiti. Innanzitutto, il loro carattere evidentemente raccogliticcio consegna al subconscio dello spettatore il fondato sospetto che si tratti di qualcosa di imposto dalle vertigini di un immaginario luogo di potere mediatico fino alla cabina dell'inerme regista che avrebbe poi l'obbligo di mandarlo disciplinatamente in onda. Il colore eccessivamente acceso che fa da sfondo alle scritte attrae poi l'attenzione più del contenuto delle stesse, per il quale viene usato un font di una tale rara tristezza che qualunque amministratore delegato ne riserverebbe l'uso unicamente a momenti particolarmente drammatici, come per una comunicazione aziendale di avvenuta cessione delle attività. Ma a farla da padrone è l'assoluta incoerenza sintattico-semantica del contenuto dei cartelli, solitamente suddiviso in tre o quattro tranche di testi scarsamente conciliabili fra di loro. Non sarebbe improbabile, dunque, trovarvi quanto segue:
Come i più annoiati e disillusi consumatori di politica-spettacolo avranno già prontamente osservato, poche cose sono così scarsamente informative e così sistematicamente confusionarie quanto i cartelli che vengono mostrati a Ballarò dal conduttore Giovanni Floris a segnalare, di volta in volta, la proposizione da parte di quest'ultimo di un nuovo argomento di conversazione da somministrare ai malcapitati ospiti. Innanzitutto, il loro carattere evidentemente raccogliticcio consegna al subconscio dello spettatore il fondato sospetto che si tratti di qualcosa di imposto dalle vertigini di un immaginario luogo di potere mediatico fino alla cabina dell'inerme regista che avrebbe poi l'obbligo di mandarlo disciplinatamente in onda. Il colore eccessivamente acceso che fa da sfondo alle scritte attrae poi l'attenzione più del contenuto delle stesse, per il quale viene usato un font di una tale rara tristezza che qualunque amministratore delegato ne riserverebbe l'uso unicamente a momenti particolarmente drammatici, come per una comunicazione aziendale di avvenuta cessione delle attività. Ma a farla da padrone è l'assoluta incoerenza sintattico-semantica del contenuto dei cartelli, solitamente suddiviso in tre o quattro tranche di testi scarsamente conciliabili fra di loro. Non sarebbe improbabile, dunque, trovarvi quanto segue:
IMU, abolizione entro Dicembre 2013-2014 da approvare nel Consiglio dei Ministri, che faranno essi stessi domani.
TARES,
abbiamo noi deciso tutti insieme di introdurla dal 2015 ammesso che
Forza Italia, i paninari e Forza Maggiore ci diano una mano, ma in ogni
caso costerà 2.4 euro al bimestre per ogni italiano che non risieda in
Germania o in Austria o 2.5 euro per ogni tedesco che non abbia
risieduto in Italia o in Austria negli ultimi due anni.
"Le
tasse vanno pagate", sostiene il "PD". Il Partito Democratico è
un'associazione di persone libere. La libertà è il contrario della
necessità (secondo "Kant"). La necessità è di pagare le tasse, sostiene
Papa Bergoglio in un'intervista ancora da pubblicare in un giornale
ancora da fondare. Il cerchio si chiude, sostiene il "quadrato".
Saccomanni
va in ferie prima, quest'anno, e si ferma in Autogrill a far fare la
pipì ai suoi bambini. PIL +2.5% su base tendenziale trimestrale
occipitale.
Ciascuno
dei pensieri raccolti nei cartelli non soltanto sembra scritto da una
persona diversa, ma anche, se possibile in maniera più inquietante, da
una sola persona in vari momenti diversi della propria vita o quanto
meno della propria giornata. Chissà che cosa avrebbero voluto dirci, se
potessero, i cartelli di Giovanni Floris, quanti segreti nascondono che
non saremo mai in grado di disvelare.
C'è
da notare, infine, che l'esposizione dei cartelli durante la
trasmissione non ha per lo più niente a che vedere con la conversazione
che accade in trasmissione in seguito all'esposizione dei cartelli
stessi. Questi ultimi vengono letti troppo velocemente perché se ne
riesca a metabolizzare l'enigmatico significato, e hanno per altro un
contenuto internamente troppo eterogeneo perché l'interlocutore riesca a
trarne un qualche spunto senza essere imbrigliato nell'enorme mole di
messaggi subliminali che da essi selvaggiamente erutta.
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