venerdì 10 luglio 2015

Note sul partito nuovo

Sta nascendo un nuovo partito a sinistra del Partito Democratico (a sinistra della destra, quindi...). Questa non è certo una novità, in quanto la creazione di un nuovo partito è un fatto all'ordine del giorno in Italia, il che è per altro all'origine di gran parte dei nostri mali. Sia detto fin da subito: i caratteri di un partito politico di sinistra non hanno nulla a che vedere con l'opposizione tra il vecchio e il nuovo.
Le caratteristiche principali di un soggetto politico a sinistra sono infatti caratteristiche metastoriche, che attraversano indenni le diverse epoche della storia e della politica senza subire variazioni significative in termini di cultura politica.
Il problema del "partito nuovo" che sia diverso dai "partiti di una volta" è perciò un problema del tutto irrilevante o per meglio dire inesistente. 
Pretendere che i partiti nuovi siano diversi da quelli di una volta significa semplicemente non avere chiara in testa la teoria da cui le prassi politiche della sinistra discendono.
Elenchiamo perciò alcune di quelle caratteristiche:

(1) Un partito nuovo si dovrà caratterizzare per la frequentazione dei conflitti. La ricerca dei luoghi del conflitto - poiché solo nel conflitto c'è il superamento dei punti di vista individuali - è necessaria all'accumulazione di energia politica, all'accumulazione di potere.
(2) Il partito nuovo deve essere un partito-stato. Una forma di associazione, cioè, che sia solo la più complessa tra le macchine organizzative già presenti nella società. Esso, perciò, non assomiglierà del tutto a nessuna delle macchine organizzative esistenti, ma assomiglierà un po' a ciascuna di esse. Questa macchina organizzativa, perciò, non potrà coincidere con un "movimento" politico, né al contrario con uno spazio per la mera preparazione di campagne elettorali: esso dovrà ambire a un maggiore livello di complessità interna e a un ferreo capitale organizzativo, e dovrà ambire a interloquire alla pari con le altre strutture politiche e non-politiche proprie delle classi dirigenti, pena la subalternità culturale.
(3) Quei conflitti, in un paese che vive largamente dell'erosione dei propri risparmi e delle proprie rendite di posizione nei mercati internazionali, sono conflitti che abitano ormai scarsamente il lavoro, anche se il lavoro resta un riferimento simbolico essenziale. Non è più soltanto o principalmente il lavoro, almeno in questa precisa fase storica, a costituire il luogo dell'organizzazione politica e cioè della mediazione. I conflitti sono ormai invece largamente conflitti intergenerazionali, interetnici, e interreligiosi, e le organizzazioni che danno forma a quei conflitti sono dotate di una politicità emergente.
(4) Un partito nuovo deve avere una visione e una ambizione internazionale.
(5) Un partito nuovo deve essere un soggetto creatore e diffusore di cultura politica. Esso, perciò, non può limitarsi ad essere una struttura "cognitiva" - come pure viene sostenuto da personalità non a caso di aria culturale socialista. Deve creare piuttosto identità collettive attraverso la frequentazione di simboli pubblicamente riconosciuti.
(6) Un partito nuovo deve avere un gruppo dirigente, e non una leadership personale: un gruppo dirigente che condivide un'analisi di fondo dei processi in campo. Perché questo gruppo dirigente abbia talune caratteristiche di compattezza, devono sopravvivere nel partito nuovo elementi di centralismo democratico.
(7) Il partito nuovo deve nutrirsi anche delle culture politiche radicali, ambientaliste, e socialiste, ma non deve demandare la propria organizzazione interna a nessuna di queste culture politiche. La cultura politica che ha nel proprio bagaglio di capacità quella di mettere in campo un soggetto politico con massime capacità egemoniche è infatti quella che fa riferimento alla filosofia di Gramsci, ed è a questa filosofia che bisogna guardare per identificare le soluzioni organizzative.



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