martedì 12 aprile 2016

La morte di Gianroberto Casaleggio e i nuovi scenari nella costituzione delle élites politiche

Il termini di formazione politica, il Movimento Cinque Stelle, fondato da Gianroberto Casaleggio, ha riportato in auge il nesso tra studio e politica. Tuttavia "studio" può voler dire molte cose differenti, e pertanto questo obiettivo non è sufficiente, anche se costituisce senza dubbio un fatto positivo. In termini di formazione politica, ciò che conta è soprattutto il riconoscimento da parte di un dirigente politico della validità di un'articolata enciclopedia delle conoscenze, e l'adesione all'idea di una circolarità dei saperi. 
L'incrocio di pragmatismo e visione culturale che l'uomo politico deve poter incarnare si realizza attraverso un misto di capacità, che solitamente, in una società industrialmente avanzata, soltanto una lunga militanza politica in un partito strutturato su base burocratica consente di acquisire, unita probabilmente a un'esperienza professionale, ma non sostituita da quest'ultima.
Una familiarità con svariati campi di azione, con le più svariate circostanze pubbliche, con i più svariati campi della conoscenza. 
L'idea utopistica di Casaleggio era quella di sostuire alle élites il popolo. Ma questa idea è incompatibile con il capitalismo e cioè con una società avanzata, e il primo a sapere questo è il Capitale stesso. Il Capitale, tendenzialmente, cerca appunto un confronto-scontro con chi gli si oppone, ma cerca invece di usare a proprio vantaggio chi semplicemente non lo capisce, ed è il caso del Movimento.
Il nesso profondo tra liberalismo, socialismo e capitalismo, è un nesso storico, e cioè che affonda le proprie radici nella storia. 
E' solo, perciò, una cultura storica, una cultura che riconosca il ruolo della conoscenza umanistica, ad aprire la mente alla concretezza nel perseguimento di obiettivi e valori di interesse pubblico
L'emergere dei migliori non può avvenire che all'interno di un gruppo organizzato che si contrappone a un avversario esterno. Non "la società" esprime direttamente i migliori, ma la società-che-usa-uno-strumento-pubblico-chiamato-partito.
Il problema italiano, in termini di formazione delle élites, è che personaggi estremamente potenti si contrappongono nettamente alla formazione di partiti politici a sinistra. L'Italia è diventata cioè il laboratorio politico di una società senza partiti, di una società post-novecentesca, post-industriale, post-identitaria. E lo fanno dando spazio a fenomeni politici passeggeri, che sembrano incarnare superficialmente valori di sinistra ma che di fatto contribuiscono semplicemente a smembrare le capacità operative del movimento operaio.
Il partito politico a sinistra deve operare attraverso differenti cinghie di trasmissione all'interno della società, deve nutrirsi dell'apporto delle élites per esprimere un punto di vista autonomo, e non contrapporsi alle élites, il che è insensato e velleitario.
Per completare un ipotetico processo di trasformazione del M5S in un partito di sinistra, il M5S dovrebbe adottare un pensiero politico storico-critico nei confronti dell'attuale stato di cose, e non semplicemente sposare una determinata "previsione" di ciò che accadrà. Questo secondo atteggiamento è infatti figlio di una mentalità scientista che rasenta l'inutilità politica. 
Dovrebbe inoltre adottare una forma di organizzazione interna che faccia emergere non le idee in astratto, ma il modo di proporle di ciascun dirigente politico, dovrebbe cioè aiutare la costruzione di profili intellettuali di dirigenti attraverso l'allestimento su base continuativa di un dibattito interno sui temi di interesse generale.
Dovrebbe costituire meccanismi democratici che evitino l'eterodirezione politica del partito. Adottare, cioè, una posizione culturale determinata, e perciò allestire alleanze e reti di relazioni con strutture operative che esprimono élites intellettuali o industriali: università, imprese. Fare scelte precise, dettate anche da una visione di politica industriale e di politica culturale.
Dovrebbe infine premiare non semplicemente la militanza o la fedeltà, ma un insieme più complesso di qualità umane e intellettuali, da vagliare attraverso percorsi lunghi e una progressione di incarichi adeguata alla delicatezza di simili decisioni per come esse vengono prese nei contesti non-politici, in un complesso di pratiche decisionali da determinarsi evidentemente dall'alto e non con meccanismi anti-meritocratici.
Ciò che sembra accadere, invece, non va in questa direzione. I soggetti che hanno cultura politica di sinistra guardano in questo momento ad altri soggetti, comprensibilmente, per la ricostituzione di un partito politico a sinistra.




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