Come volevasi dimostrare la leadership personale di Renzi sta indebolendo enormemente il suo stesso partito (-400000 iscritti) anche se sta rafforzando la propria posizione. Dal punto di vista dell'equilibrio del sistema politico, perciò, siamo in piena onda di dissoluzione poiché anche l'ultimo dei partiti organizzati va nella direzione della smobilitazione di massa.
Ma questo punto di vista da me citato ormai non esiste affatto, o quanto meno non tra gli attori politici. Le tracce della sinistra istituzionale e migliorista italiana sono ampiamente evanescenti. Nessuno, perciò, si occupa della tenuta del sistema, ma tutti si occupano esclusivamente di posizioni personali o, nel breve periodo, partitiche (visto che i partiti sono tutti partiti personali a vocazione carismatica, con la parziale eccezione di compagini relativamente piccole come la Lega e, se esiste ancora, SEL).
In questo contesto è facile, anzi facilissimo prevedere scossoni, ed è facile vedere che il Partito di Renzi, come lo definisce Ilvo Diamanti, è un partito che sempre più ha una testa molto grande ma delle gambe sempre più deboli su cui camminare. E' prima di tutto la credibilità di Renzi nel concerto europeo ad esserne minata, anche se in Europa possono tranquillamente notare che il Partito Democratico è ancora l'ultima imitazione di partito vero di governo che esista in Italia. Non avrebbe senso, perciò, indebolirlo ulteriormente, ma semplicemente ci si limiterà a dettare il compito all'Italia dall'estero, come già il duo Merkel-Juncker fa da tempo, nel contesto generale di uno scarso peso del Partito Socialista Europeo rispetto all'ala più conservatrice della politica europea.
Il problema ulteriore che emergerà sempre di più e che in Europa percepiscono largamente è che il doppio binario di legittimità posseduto dal premier (primarie più elezioni europee) non è sufficiente perché il mandato di Renzi non è stato sancito da una tornata elettorale di tipo politico. E useranno quest'arma sempre di più, forse per spingerci all'agognata riforma istituzionale che per altro non avremo finché avremo compagini politiche così disorganizzate.
Due possibilità: il modello bipartitico americano, assolutamente non radicato nella storia del paese, se non nei suoi venticinque anni di declino e un sistema per così dire neo-proporzionale. Questa scelta è prioritaria persino rispetto alla scelta dei modelli istituzionali di riferimento: parlamentarismo o presidenzialismo. E' prioritaria, almeno, per la sopravvivenza di un movimento riformista nel paese.
Prima di una vera riforma del sistema politico, insomma, non si andrà da nessuna parte, se non semmai a sbattere.
Correva l'anno 2014, settimo dallo scoppio della crisi finanziaria.
1 commento:
Impeccabile analisi, con l'eccezione del fatto che SEL non è un'eccezione. Tant'è vero che con la (quasi) morte politica di Vendola è iniziato il fuggi fuggi generale.
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