La questione della forma-partito è semplice: come mandare i migliori al governo. La politica, perciò, è un'arte, e non è una scienza, ma la domanda sulla scientificità della politica è una domanda filosofica molto seria, che apre essa stessa alla politica come arte.
La scienza della politica è in sintesi il ben vivere: 'eu zen', come dicevano gli antichi. Per fare un partito bisogna osservare ciò che fanno i migliori, e registrarlo. I 'migliori', infatti, difficilmente si fanno dire dagli altri cosa fare. Ma cosa vuol dire 'migliori'?
Nella misura in cui il potere è sapere, essere i migliori vuol dire semplicemente essere a conoscenza di più cose. E' chiaro perciò che in prima battuta soltanto le classi dirigenti di stampo sociologicamente accademico-imprenditoriale costituiscono la categoria dei 'migliori', perché esse sono semplicemente a conoscenza di più cose e per lo più di cose più rilevanti. Questa è la conseguenza naturale della filosofia del M5S. Secondo loro, infatti, il sapere equivale a una somma di informazioni. Ma questa filosofia - il positivismo - è purtroppo una filosofia sbagliata. Il sapere politico-umanistico è infatti piuttosto uno stile.
Esiste, ora, pure una cosa chiamata democrazia rappresentativa, e un'altra chiamata opacità della conoscenza stessa. Queste due cose sono collegate, nel campo della filosofia e della politica.
Esiste cioè la possibilità di accumulare attorno a una persona la presunzione che si agirà per il bene comune, o la presunzione che lo si sia già fatto, e tale presunzione, anche detta 'consenso', non è una conoscenza, tuttavia è un elemento di potere.
Ogni politica è radicata allora in una teoria dell'azione e della propaganda. Il 'consenso' si attacca a persone, non a idee. O per meglio dire sono specifiche persone che incarnano specifiche idee, in una maniera tale da far risultare quelle stesse idee, e quelle stesse persone, credibili le une rispetto alle altre. Questa questione è complessa, e attiene alla psicologia cognitiva.
Le persone non credono affatto in idee in quanto tali, ma credono semmai in idee che vengano rappresentate da persone le quali di conseguenza esercitano in questa maniera un'influenza. Il problema della politica non è quello di scegliere specifiche soluzioni ottimali, ma di scegliere dei meccanismi tali per cui le soluzioni saranno in tutti i casi buone o migliori di altre.
Il problema 'come è possibile la politica come scienza?' è allora un problema serio, che vale la pena di essere affrontato. Chi va al governo di qualcosa (e quindi anche chi va all'opposizione di quella stessa cosa) è, fondamentalmente, fuori controllo: è in quello che si definisce come uno stato d'eccezione.
Ha a disposizione mezzi e persone che sono tali da far sembrare plausibili le cose che fa, o credibili le cose che dice, o spendibili le cose che sa. Questa condizione - quella di avere potere - è una condizione che va analizzata in quanto tale e cioè nella sua assoluta specificità. E' evidente, cioè, che solo alcuni sono adatti a ricoprirla, e cioè in particolar modo chi abbia un fortissimo elemento di autocontrollo determinato dall'esperienza. Ma la natura di tale esperienza va a sua volta analizzata. Costruire classi dirigenti politiche, in qualche modo, vuol dire osservare l'esperienza delle altre classi dirigenti che non sono politiche e prendere ciò che c'è di politico (di orientato al bene) in quelle carriere.
La ragione per cui il M5S non sarà mai una formazione di sinistra, nel senso in cui la sinistra è legata alla filosofia di Hegel e Marx, sono insite nel suo rapporto con la filosofia, e con le conseguenze dell'idealismo e dello storicismo. Il M5S potrà semmai essere vicino ad alcune branche del socialismo positivista, che è però l'avversario polemico principale di Marx.
Il M5S ritiene infatti che la politica sia una scienza e non un'arte (e per questo si colloca a un livello dello scontro politico altissimo, che lo rende adatto all'esercizio del tipico fanatismo scientista), ma lo ritiene appunto su basi imprenditoriali-scientiste. Il M5S non ha fatto i conti, in altre parole, con la questione aristotelica del 'ben vivere'. Sarebbe infatti adatto a governare solo chi trasmettesse in ogni suo gesto un'immagine di sé che sia coerente con le proprie idee. Questo è in ultima analisi - dal punto di vista della psicologia cognitiva - il governare stesso, e in ciò sta la superiorità etica del governare, come una superiorità di stile.
Proprio come sosteneva Dewey, un'immersione totale di filosofia e vita. Una questione di filosofia, e non di scienza. Una questione di politica come scienza.
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