giovedì 27 dicembre 2012

Letteratura e relazioni politiche. Il caso Napoli

Il sistema dei partiti in alcuni luoghi è la rete delle persone che possono giudicare gli altri con esattezza e allo stesso tempo con enorme velocità. L'organizzazione dei partiti dipende dalla letteratura corrente circa la sua struttura. In alcuni paesi sembra che abbia carisma principalmente chi è simpatico ma ciò dipende unicamente dalla struttura letteraria della lingua. Nel napoletano l'acutezza dell'osservazione diventa simpatia perché nel rapporto tra lingua e letteratura in quella lingua la correlazione tra metafore e usi linguistici è molto stretta se non che tutti possono facilmente comprendere le metafore: queste ultime hanno un carattere ecumenico. Nel tedesco, ad esempio, sono invece l'allegoria e in maniera diversa la metonimia a essere molto più vicine all'uso corrente delle parole, al significato delle parole in termini strettamente semantici.

A quant' o'vvinn? ("A quanto lo vendi?") Chi dice questo per commentare ciò che un altro ha appena detto astrae dal contenuto di ciò che quell'altro diceva e lo trasferisce in un altro luogo del discorso, lo riferisce cioè a un contesto commerciale per stigmatizzare sottilmente o per fare dell'ironia sul carattere o sul modo di essere profondo di un altro. Chi usa questa locuzione vuole suggerire che il locutore precedente stesse rendendo fin troppo bello il racconto o la descrizione di qualche cosa, come se dovesse venderla. A questa domanda retorica ovviamente non c'è affatto risposta, e per questa ragione è sistematicamente comica poiché tutti ascoltandola e rendendosi conto che non c'è risposta ridono sia per l'imbarazzo sia d'altra parte per l'ammirazione nei confronti dell'immaginazione usata da chi ha proferito la metafora. Per comprendere questo meccanismo è interessante confrontarlo con il proverbio, di cui è sostanzialmente l'opposto. Il proverbio è sistematicamente serioso, mentre la metafora usata nel napoletano è sistematicamente comica. Il proverbio costringe a spostare il tono del discorso verso la serietà, mentre la metafora interrompe improvvisamente il discorso, che dopo una risata può però reiniziare esattamente con il tono precedente. La metafora perciò può essere usata come forma di rispetto per la presenza degli altri, e per il tono che gli altri preferiscono usare, mentre il proverbio non può avere questo scopo, poiché ha effetti opposti. Il proverbio è ex cathedra, mentre la metafora, per usare l'immagine "scolastica", sarebbe semmai la reazione dell'alunno svogliato e bonaccione o di chi fa finta di non capire. La metafora permette a tutti di continuare a capire il discorso, e permette persino di far capire un discorso che senza di essa sarebbe stato più difficile. Il proverbio non permette di capire: è infatti proprio per questo che viene ricordato. Resta nella memoria esattamente nella forma in cui viene proferito proprio perché non viene compreso fin dall'inizio, ma soltanto dopo. Genera distacco, perplessità, non socialità.

Nun vò correr e nun vò fuì ("Non vuole correre e non vuole scappare") Si tratta in questo caso, in ultima analisi, di una dittologia sinonimica. Significa che una determinata persona non riesce nemmeno a decidersi di fare due cose che sono sostanzialmente identiche fra di loro; tutto ciò implica, sul piano del giudizio caratteriale, che quella persona sia evidentemente molto indecisa. Questa immagine è molto più complessa della precedente - è quasi un'allegoria - perché per essere compresa non dipende dal mettere in rapporto diversi contesti, ma dal riflettere sul significato delle parole, che è molto più difficile e che di fatto presuppone una scolarizzazione. Tuttavia è la forza della metafora che è talmente dentro la semantica della lingua da rendere persino alcune semplici allegorie, che di fatto sono intellettualmente molto più complesse, a portata di mano quasi di tutti i parlanti.

Song comm 'na tazzulella e nu' cucchiaino ("Essi sono come una tazzina e un cucchiaino") In questo caso abbiamo ancora una metafora, anche se è leggermente più complessa della prima ed è molto sofisticata perché può essere letta a vari livelli ed è in sostanza para-letteraria. E' più complessa perché bisogna immaginare prima quali altri sostantivi potrebbero andare insieme a ciascuno dei due sostantivi utilizzati per capirla. La tazzina può andare bene con il caffè, o con il bicchiere, o con le stoviglie, ma va sempre bene con il cucchiaino. Il cucchiaino va bene con la forchetta o con il coltello, ma va sempre bene con la tazzina. In realtà non è vero che i due termini vanno sempre bene insieme: essi vanno sempre bene insieme in pubblico. La tazzina e il cucchiaino, cioè, appaiono sempre insieme in pubblico, anche se sono conservati spesso in luoghi diversi della cucina. Vengono serviti insieme al pubblico: all'ospite. Questa metafora vuol dire infatti soprattutto che due persone appaiono sempre in pubblico insieme, più di quanto non suggerisca che esse passino davvero molto tempo insieme anche in privato.

La politica come scienza. La letteratura rilevante

La politica come rete di persone con fulminee capacità di giudizio soprattutto sulle altre persone è spesso il frutto di una comune conoscenza della letteratura rilevante. A Napoli questa letteratura è il teatro, e la conoscenza richiesta è la struttura della lingua in quanto lingua eminentemente letteraria e largamente dipendente dal suo uso pubblico all'aperto in contesti di rapidissime circolazioni di opinioni e di persone in cui l'arrivo e la dipartita di nuovi interlocutori è incessante e inevitabile. Non è allora la lingua che diventa letteratura, ma la letteratura che diventa lingua. La letteratura è costretta a diventare lingua quando il tempo per esprimersi è pochissimo, lo spazio ristretto, l'attenzione raccolta dura pochissimo, l'immagine che bisogna generare fortissima. Il contesto del mercato e della strada che si arrampica con mille altre sulle colline scoscese. La letteratura si fa lingua per i suoi scopi: l'alto giudizio, l'alta lezione, l'alta scuola. Non diventa lingua se non per restare, scavando nella roccia cui si aggrappa, letteratura.





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