Vi devo rivelare una verità scomoda: ho un doppio incarico, ma non vi posso rivelare qual è l'altro incarico che ho oltre a quello che mi sono assegnato e che consiste nel tenere aggiornato questo blog. A volte, poi, ho un doppio incarico addirittura dentro lo stesso blog: una volta scrivo di sciocchezze culturali, e la volta dopo scrivo di sciocchezze politiche - e molto spesso le due cose sono effettivamente in contrasto fra di loro.
Il dibattito italiano sull'illegittimità dei doppi incarichi è un perfetto esempio di come funziona il populismo, e cioè molto, molto, molto male.
Il vero problema italiano sono i conflitti di interessi. Se rinominiamo questa questione "problema dei doppi incarichi", abbiamo già fatto un grande passo in avanti nella direzione di non far capire nulla a nessuno.
Esempio A: una persona è nel consiglio di amministrazione di un'azienda, e contemporaneamente nel consiglio di amministrazione di uno dei suoi principali fornitori. Risultato: un giorno vuole abbassare un prezzo, e il giorno dopo vuole alzare quello stesso prezzo - non un altro, ma proprio lo stesso. Di conseguenza è impossibile capire per chi quella persona stia lavorando, e pertanto lavorerà o esclusivamente per se stesso, o per mantenere una condizione nella quale chi è in condizione di minacciarlo di più avrà la meglio. Chi sarà in condizione di minacciarlo di più è semplicemente il più forte. In questo modo si tenderanno a creare accumulazioni di potere e monopoli, e saranno alterate le regole di mercato ostacolando la libertà di iniziativa economica.
Esempio B: una persona ha, in un senso generale, un ruolo politico nel proprio territorio, che mettiamo sia la Puglia, e un incarico istituzionale come parlamentare europeo. Poiché questa persona è un politico, ha interesse ad avere quanti più incarichi, per accumulare potere e capacità operative. Poiché la sua coerenza va misurata sul piano alquanto malleabile della fiducia e su quello alquanto vago delle convinzioni intellettuali, è difficile che la sua attività possa svolgersi in una direzione contraddittoria, se non semmai in una contraddizione "ideale" con se stesso. Poiché "rappresenta" fasce di popolazione, è solitamente insensato dividere le sue giornate di lavoro in ore o in quarti d'ora, per stabilire se la sua giornata di lavoro sia abbastanza o troppo poco o eccessivamente impegnativa. Ciò che quest'uomo fa è trovarsi in determinati luoghi di decisione, e in quei luoghi rappresentare le stesse persone o le stesse idee o entrambe le cose, il tutto per le più varie finalità. E' vero che per farlo deve studiare, ma di quanto tempo egli abbia bisogno per studiare dipende dal suo livello di competenza la quale è scarsamente controllabile dalla democrazia dei social network e della trasparenza amministrativa.
Esempio C: una persona ha il ruolo istituzionale di sindaco di Grottaglie e quello di segretario dell'unico partito politico italiano. Si dice che questo non è un doppio incarico che presenta incompatibilità, perché uno può stare quattro giorni a Grottaglie e per tre giorni nella capitale, e cioè a Roma. Se fossero stati due incarichi istituzionali, invece, sarebbe stato diverso. Una persona, cioè, non potrebbe essere sindaco di Grottaglie e Presidente della Repubblica allo stesso tempo. In realtà, a ben vedere, il problema è completamente diverso. Il punto, infatti, è che chi è segretario dell'unico partito italiano ha un ruolo che di fatto è istituzionale. E' vero, perciò, che due ruoli istituzionali sono incompatibili e un ruolo istituzionale e uno politico non lo sono, ma egli ha appunto due ruoli istituzionali, de facto. La ragione è che perché avvenga che ci sia in Italia un solo partito politico, vuol dire che in esso confluiscono in realtà vari partiti, con varie organizzazioni interne, vari valori di riferimento, e vari elettorati di riferimento. Il segretario, perciò, ha in questo contesto il ruolo di garante dell'ordine più che quello di dettare una linea politica. E questo ruolo particolarmente astratto, rappresentativo e politicamente fragile lo rende di fatto una figura istituzionale agli occhi del pubblico, piuttosto che una figura propriamente politica.
Si dà il caso, tuttavia, che tutto questo discorso abbia un difetto gravissimo e, nell'Italia degli ultimi venticinque anni, addirittura intollerabile: è un discorso troppo complicato. Meglio dire che non ci vogliono i doppi incarichi e basta. Meglio dire così, perché così saranno contenti quelli dell'esempio A. Nella confusione, infatti, non si affronta l'unico problema serio, che è appunto quello di chi sta nell'esempio A.
A volte vorrei sapere da molti di coloro che parlano male dei doppi incarichi dove essi abbiano ricevuto l'incarico di parlare male dei doppi incarichi. E' anche probabile che si tratterebbe, anche nel loro caso, del loro secondo incarico, ricevuto in ultima analisi direttamente o indirettamente da quelli che sono identificati dall'esempio A.
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