martedì 6 dicembre 2016

In data odierna. Il totale suicidio politico di Renzi e il futuro del Partito Democratico

Il sistema politico italiano si muove attorno alla figura di Grillo e alla repulsione che la maggior parte degli attori politici hanno verso quel movimento, o comunque alla paura che esso suscita. 
Risulta evidente infatti che il principio di organizzazione primario attorno a cui si orienta tutto il sistema dei partiti italiani è il fatto che l'avvento al potere del movimento fondato da Beppe Grillo segnerebbe un punto di fondamentale auto-distruttività di tutto il sistema e quasi di implosione. Ciò soprattutto a causa della non-volontà del movimento di schierarsi sull'asse destra-sinistra, il quale determina irrilevanza e inconsistenza di fronte a tutte le decisioni politicamente dirimenti.
La maggior parte degli attori in campo ritiene del resto che il movimento in questione non sarebbe in grado di reggere le responsabilità, in due maniere: esso finirebbe per cedere strutturalmente, se venisse posto direttamente al potere, e perderebbe consensi in larga misura, se iniziasse a fare accordi sostanziali con le altre forze politiche.
Tuttavia, mentre il secondo processo sembrerebbe relativamente più indolore per la collettività, il primo processo desta eventualmente notevoli preoccupazioni - soprattutto nella destra economica. Il principio di organizzazione della vita politica italiana diventa dunque quello di cercare di causare il secondo processo, cercando allo stesso tempo di impedire il primo.
Da questo punto di vista, la strategia più sensata sembra quella di assegnare al movimento in questione crescenti ma limitate responsabilità, onde evitare che esso arrivi mai ad avere le massime responsabilità. 
Se si guarda al comportamento delle forze politiche, si ha che la destra economico-politica apre politicamente al centro-sinistra, perché ritiene che l'arrivo al governo del movimento di Grillo avrebbe conseguenze estremamente negative sul piano economico-finanziario-istituzionale - il piano che più interessa alla destra economica.
Si ha poi che la sinistra dovrebbe aprire a sua volta al movimento di Grillo, perché è interessata a uno "spacchettamento" del movimento, a una sua diaspora interna, la quale ricollocherebbe le forze su un asse destra-sinistra più congeniale alle motivazioni di una forma di lotta di classe.
Il movimento di Grillo, infine, apre a destra, nei contenuti, senza aprire ad esso in termini di alleanze. Questo perché i movimenti di destra sono eterodiretti dalle forze economiche. Non hanno bisogno dell'appoggio esplicito delle forze economiche per essere organici a un sistema di potere interno alle classi sociali che si posizionano a destra, e non hanno bisogno di sostenere esplicitamente quelle forze per sostenerle di fatto, perché tale sostegno non è legato a processi di soggettivazione.
Questa dinamica - destra apre esplicitamente alla sinistra, sinistra apre esplicitamente a Grillo, Grillo apre implicitamente a destra - sembra essere una dinamica perfettamente razionale da parte di tutti gli attori in campo. 
Essa produce un sistema autenticamente tripolare con incompatibilità tra tutte e tre le forze e quindi non-governabilità, nell'attesa che si verifichi l'implosione o lo svuotamento del movimento di Grillo, che tutti - compreso, probabilmente, il movimento stesso nella persona dei suoi ideologi - associano all'assunzione da parte sua di crescenti oppure massime responsabilità.

Le azioni di Renzi costituiscono in questo contesto un suicidio politico, in senso stretto. Renzi, infatti, invece di aprire a Grillo, lo sfida sul terreno elettorale - il terreno che è più congeniale a quest'ultimo. Grillo, in sostanza, è soltanto in grado di prendere voti - non sa fare null'altro, in politica. Eppure Renzi lo sfida proprio su quel terreno, ovvero l'unico che potrebbe permettere a lui di vincere, tra i mille possibili.
Questo comportamento introduce una completa irrazionalità nel sistema e soprattutto aliena alla sinistra il sostegno strutturale della destra che abbiamo descritto. La destra, cioè, cercherà di egemonizzare il movimento di Grillo dall'esterno - con un'influenza mediatico-economica, mentre si ristrutturerà al suo interno per porsi in condizione di portare avanti una sfida completamente populista, nella retorica esterna, e cioè, nel contesto italiano, anti-governativa.
In tal modo, Renzi ha ottenuto il proprio completo isolamento politico - esattamente quello che un politico non dovrebbe mai cercare di ottenere.
Davanti al suicidio politico totale da parte del suo leader, cosa farà l'opposizione interna al suo partito?
Renzi sta cercando di spingere quella minoranza fuori dal partito, adoperandosi in un comportamento che rasenta la follia politica, ma questa visione incentrata sulla scissione sarebbe di breve periodo e non appartiene alla cultura politica della maggior parte dei membri della minoranza stessa. La minoranza chiederà, probabilmente senza ottenerlo, un congresso (la ragione per cui non lo otterrà è l'emotività politica, e cioè il fatto che la mancanza di lucidità di visione dettata dalla vicinanza del referendum è tale per cui molti all'interno del partito di Renzi non individuano il nocciolo del problema strutturale che si sta ponendo e continueranno a sostenere Renzi per la mancanza di alternative "visibili"), e si preparerà alla gestione della fase pressoché apocalittica ma piuttosto breve che si dovrebbe verificare dopo la probabile vittoria del movimento di Grillo alle prossime elezioni politiche.



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