La sindaca Appendino si schiera di fatto con gli anarchici - e, molto più incidentalmente, con gli abitanti della Val di Susa.
Rifiuta di prendere parte a un organismo detto Osservatorio sulla Torino-Lione, con la solita spocchia demagogica che caratterizza tutte le espressioni del movimento politico a cui appartiene, e lo fa a causa della propria contrarietà alla TAV.
La mossa ha in un certo senso persino del politico di razza - ancorché denoti una subalernità culturale imbarazzante.
Solo due parole su un tema già toccato qui, vale a dire la TAV.
Il processo decisionale che ha portato alla costruzione della TAV è un processo democratico, che passa attraverso l'elezione di organismi legislativi o esecutivi a suffragio universale e l'espletamento di funzioni pubbliche da parte degli eletti. La questione che dovrebbe essere discussa con la valle non è perciò il se, ma il come di tale decisione, con la proposizione di contropartite da parte del governo centrale per rimediare ai danni ambientali dovuti alla costruzione dell'infrastruttura.
A me sembra evidente che ci sono operazioni politico-ideologiche in campo. Da un lato, lo scrittore De Luca è stato ritenuto innocente rispetto all'accusa di istigazione a delinquere, accusa che ha gettato una luce tuttavia sul fatto che egli fosse ritenuto da alcuni probabilmente non del tutto a torto come uno degli ideologi del movimento di contrasto alla TAV. Dall'altro, le forze dell'ordine hanno certamente commesso abusi, che vengono interpretati da alcuni come il risultato di una linea politica di intimidazione voluta dalla questura o più in alto.
Da un lato c'è l'operazione ideologica degli anarchici: fare finta che la TAV ci riguardi tutti - ma che non ci ha riguardato ogni volta che abbiamo votato democraticamente per un parlamento che ha dato poi la fiducia al governo che poi decideva di fare la TAV.
Dall'altro c'è o ci fu l'operazione ideologica della procura: Erri De Luca è un ideologo di un movimento strutturato eversivo - e non un semplice intellettuale isolato come appare ai più.
Chi aveva ragione? Gli anarchici considerano politica l'operazione delle forze dell'ordine, e cioè considerano voluti e non semplicemente episodici gli abusi commessi da esse. La procura considera politica l'operazione messa in campo da Erri De Luca, e cioè voluti i suoi accenni a fatti reali che il movimento di contrasto alla TAV stava mettendo in campo in quanto movimento strutturato e ideologizzato.
Tutti e due hanno ragione, a loro modo, e operano con strumenti che la controparte considera intimidatori. La battaglia politica in corso ha una dimensione che è oltre la mera giuridicità. La struttura politica, da un lato simil-fascista, dall'altro simil-anarchica delle forze in campo, dovrebbe motivare la classe politica dirigente ad atteggiamenti di responsabilità politica. A ragionamenti di sistema e nell'interesse generale del sistema.
Il gesto della Appendino ha così invece l'unico scopo di alzare la tensione, in una situazione che è già di per sé esplosiva. Esso dimostra semplicemente l'irresponsabilità di una classe dirigente, e la non abitudine a usare strumenti democratici e di concertazione-mediazione. La sindaca si schiera con il "popolo", facendo finta di non sapere che dietro al popolo c'è una determinata ideologia anti-stato contro la quale per il ruolo che ella ha dovrebbe agire con spirito di contrasto. In questo modo fa gli interessi della destra, naturalmente. Come sempre fanno i Cinque Stelle, pur partendo da motivazioni spesso di sinistra. La Appendino solleva la paura di chi vede nell'anarchismo un motivo di destabilizzazione, invece di contribuire con la propria carica istituzionale a risolvere i problemi pragmaticamente. In questo modo, mostra di essere una donna di partito, piuttosto che delle istituzioni. Ma di che partito? Di un partito incerto che guarda a destra e agli interessi della destra.
L'ingenuità politica al potere porta quest'ultimo immancabilmente a virare in quella direzione, infatti.
Nessun commento:
Posta un commento