Oggi Nadia Urbinati, parlando dell’Italia e della sua senescente seconda repubblica, scrive su un quotidiano: “ci sono tre forme di partigianeria che possono nascere in un governo rappresentativo: quella di chi è critico del governo ma sostenitore della costituzione; quella di chi è nemico sia del governo che della costituzione; e quella di chi cerca protezione o favori contro la costituzione e la legge. La prima ‘divisione’ soltanto è legittima. Le altre due sono un cancro per il bene pubblico.”
Secondo la Urbinati i partiti nati dopo la fine della prima repubblica, e soprattutto la Lega e il PDL, sarebbero del secondo o del terzo tipo, e dunque tendenzialmente illegittimi. L’analisi storica è corretta, ma è quella teorica ad essere rivedibile. E’ vero, cioè, che quei due partiti appartengono alla categoria dei partiti anti-costituzionali, oppure a quella che contiene ogni tipo di lobby dedita a chiedere favori, il che li mette, nella tripartizione precedente, in entrambi i casi nel campo dell’illegittimità, tuttavia è la tripartizione stessa ad essere insufficiente.
La fedeltà al sistema è una caratteristica delle classi dirigenti, e non di specifici partiti. Le classi dirigenti sono di due tipi: intellettuali e industriali. Entrambi i tipi sono in ciascuno dei partiti, sebbene in una miscela diversa. Chi ha da guadagnare da una situazione politica tende ad avere un sacro rispetto per le regole, e tende conseguentemente a dare alle proprie convinzioni il nome tranquillizzante di “interpretazione del bene comune”, “interpretazione della costituzione”, “difesa dell’interesse comune”, ecc.
Chi ha da perdere, nello status quo, tende al contrario a dare alle proprie idee i nomi dell’innovazione e del cambiamento, della rivoluzione e della riforma.
Tuttavia non sono i nomi a rendere le idee legittime, ma la veridicità delle idee stesse. Le idee politiche guadagnano legittimità dal fatto di essere, più o meno, vere. Se non che non tutti i partiti, e soprattutto non tutte le persone, difendono tesi egualmente vere, e nemmeno rappresentano in maniera egualmente verace la condizione in cui ci troviamo. E’ forse vera la Padania, è forse vero che una donna che vuole emanciparsi deve sposare un milionario, è forse vero che la riduzione del debito pubblico creerà lavoro, è forse vero che i milanesi vorrebbero tanto andare su autobus destinati esclusivamente ai milanesi, è forse vero che un ragazzo nato in Italia e vissuto in Italia non è italiano? No.
Gli uomini e le donne, che siano iscritti o meno a partiti politici, sostengono spesso e volentieri il falso. E, a mia conoscenza, questo è l’unico modo che hanno per rendersi parzialmente illegittimi agli occhi degli altri. Tuttavia quello che gli "altri" dovrebbero fare, dopo aver smascherato i falsari, è ignorarli, girarsi dall'altra parte, andare al cinema o in balera, e lasciarli parlare al vento. La libertà di dire fesserie non merita la rabbia di nessuno, ma la cura di predisporre per essa luoghi e occasioni: il misero spettacolo di comizi deserti, la professionale pazienza dello psichiatra, le estenuate telecronache di ciclismo.
Nessun commento:
Posta un commento