Diversi anni fa Alessandro mi raccontò che finalmente uno dei vucumprà che sovrappopolano i portici bolognesi era riuscito a fregarlo. Verso le nove di sera lui passeggiava divorando la sua pizza, ancora contenuta nel cartone, quando M. (il Mendicante anonimo), posteggiato sul ciglio della strada, lo silurava con la domanda decisiva: “me ne dai un trancio?”
Non, perciò, “mi dài un euro per una pizza”, bensì, più direttamente: “mi dài (parte di) una pizza?”. Il vagabondo economista aveva colto, evidentemente, un aspetto fondamentale delle transazioni tra vucumprà e quel Ceto Medio Impiegatizio (CMI) che si dimena vorticosamente per il centro città: il moralismo o, anzi, la morale razionale, insita nel modo di ragionare del CMI stesso.
Il CMI, infatti, è una classe di persone note per essere molto ragionevoli. In particolare sanno che la pizza produce sazietà. Allo stesso tempo sanno anche che i soldi non producono pizza. È il lavoro, unito agli ingredienti, a produrre pizza. I soldi, invece, non producono pizza, ma solo libertà di scelta tra beni diversi, tra cui, eventualmente, la pizza stessa.
Il ragionamento standard che la totalità dei M. propone a te, membro del CMI, è invece assolutamente inadeguato al contesto nel quale esso viene proferito, contesto che prevede l'interruzione della tua camminata in mezzo alla strada proprio mentre tu, insieme a tutto il resto del CMI, stai andando a lavoro e hai al massimo cinque secondi da dedicare a pur rispettabilissimi scocciatori. Il ragionamento standard dei M. è infatti veramente assurdo: “ho fame, quindi dammi più libertà di scelta per favore, dammi, cioè, dei soldi, con cui potrò finalmente comprare ciò che voglio.” Invece di accontentarsi di una pizza, dunque, essi, per quanto emaciati dall'inedia, chiedono piuttosto snobbisticamente il menu.
Alessandro diede a M. il suo trancio di pizza, certo, e del resto come rifiutarglielo? Rifiutare un trancio di pizza a uno sconosciuto risulterebbe difficile persino a Göering (e oltretutto non intendo certo parlare male di Alessandro, anche se molti di voi non lo conoscete), mentre rifiutargli dei soldi è estremamente semplice.
In realtà, piuttosto che la mancanza di cibo, è proprio il desiderio di libertà che produce la fame, come fenomeno sociale. Nelle società premoderne vi era certo la carestia, ma era un fenomeno generalizzato che colpiva ricchi e poveri, dovuto a fatti naturali. Solo l'invenzione della grande città industriale l'ha reso un fatto sociale. Il desiderio di libertà che c'è nella civiltà moderna comporta quelle impensate rigidità mentali, quegli inauditi freni all'immaginazione che rendono la fame endemica. “Ho fame”. “Da dove vieni?” “Da Carestiopoli”. “C'è una guerra a Carestiopoli?” “Boh” “E allora sulla base di quale diritto mi chiedi da mangiare”? “...Ho fame” “Le fazioni che, scontrandosi, impediscono una adeguata pianificazione economica e una distribuzione plausibile delle risorse a Carestiopoli sono (a) élite rivali, (b) bande terroristiche contro strutture governative, (c) poteri esteri di natura neocoloniale contro comunità locali autorganizzate?” “Che palle.” “Aspetta, su questa materia siamo scoperti, c'è da organizzare un convegno, e, sai, ci sono dei tempi tecnici, nel frattempo lì c'è un distributore automatico.” “Hai un euro per una pizza?”
La cultura occidentale è semplicemente geniale: ti permette di mendicare, ma, una volta che lo fai, ti convince ad adottare una strategia perdente.
Infatti la forza mentale che permetterebbe a un qualsiasi mendicante di chiedere semplicemente un trancio di pizza, all'ultimo passo della conversazione precedente, è immensa. Forse con vent'anni di oratorio o di educazione marxista alle spalle puoi farcela, ma altrimenti è dura non diventare semplicemente il prossimo cliente del distributore automatico. Piuttosto comincerai a chiedere soldi, cioè libertà, senza riuscire a conquistarne che pochi spiccioli, e così comincerai a riflettere su come la si ottenga per davvero. Forse i tuoi nipoti ci capiranno qualcosa a questo proposito, ma tu no, tu della libertà non capirai un tubo, ti trascinerai per le strade, mentre l'Alessandro di turno continuerà a camminare abbassando gli occhi: “Scusa, devo andare”. La Gente Del Popolo (GDP) non risponderebbe mai così. La gente del popolo, a uno che chiede soldi, risponde “Vai a lavorare”. Dal che si deduce non soltanto che GDP non abita tra i portici bolognesi, ma anche che GDP ha più immaginazione di CMI. CMI pensa: “non mi conviene darti i miei soldi”, il che è vero. GDP pensa, “come ti permetti di chiedermi soldi? Non puoi essere così insolente, vuol dire che sei semplicemente ignorante, e non sai nemmeno che per avere dei soldi devi lavorare, perciò te la dò io una lezione”. Quello che pensa GDP è perciò altrettanto vero, ma molto più raffinato ed efficace di quello che pensa CMI.
Il lavoro è un concetto del tutto effimero e allo stesso tempo fondamentale, è un atteggiamento e pure un dato di fatto. Gli antichi greci, ad esempio, non ritenevano affatto che le statue di Policleto fossero belle. Tuttalpiù kalaikaiagathai: belle in quanto nobili. E cosa vi era di così nobile? Naturalmente il lavoro che ci vuole per fare arte, cioè artigianato (l'arte è stata inventata in Europa nel XIX secolo). Quando un vecchio amico lo chiamava per andare a prendere un drink e parlare della sua ultima delusione d'amore, Policleto, al suo antico citofono greco, spesso rispondeva picche, e se ne stava a casa, magari leggendo Pindaro (la pubblicistica doveva essere piuttosto noiosa, all'epoca), sgranocchiando pop-corn e sedendosi a riflettere, mentre dava un paio di scalpellate al suo prossimo busto di ginnasta. Quando la sua donna era incinta e avrebbe gradito maggiore assistenza, Policleto probabilmente se ne fregava, e andava in giro a fare stage di scultura a profusione con i suoi amici frikkettoni su isole greche a caso.
Alle persone a lui vicine cosa mai poteva rispondere, il povero Policleto? Probabilmente solo questo: “Mi dispiace, ma devo lavorare”. Sebbene gli artisti siano non raramente persone orribili, il loro amore per il lavoro in quanto tale è essenziale alla vita della società. Tuttavia il ricordo del lavoro scompare nel tempo, e nulla, oggi, ci impedisce di immaginare che le statue di Policleto siano semplicemente belle, e cioè venute da chissà dove, nonostante esse siano state concepite ed esibite soprattutto per la peculiare nobiltà che esse incarnavano: la nobiltà dell'amore per il lavoro che le aveva prodotte.
Il lavoro non impedisce l'esercizio dell'immaginazione. E dunque nemmeno quell'immaginazione necessaria a delineare buone strategie. La pizza può benissimo arrivarti da uno che ti cammina a fianco, non c'è bisogno di comprare gli ingredienti, procurarsi un forno, e guardarsi un tutorial su youtube, e se è per questo non c'è neanche bisogno di chiedere soldi per poterla comprare. Davvero non capisco perché nessuno – a mia conoscenza – si sia specializzato in consulenze per mendicanti. In fondo, a quanto vedo in giro, la suddetta categoria non è nemmeno tra le più povere.
1 commento:
Davvero una sorpresa, almeno per me, questo scritto, per il gusto del paradosso soprattutto, ma anche per una serie di osservazioni apparentemente casual, ma in realtà espresse con una determinazione forse degna di cause migliori e non di un divertissement radical-chic ( come si usava dire ai miei tempi), sfacciatamente "sicure" le impegnative affermazioni storico-sociologiche sul lavoro, sull'arte, sulla fame e chi più ne ha.
La scrittura, così spiazzante e viva, fa tutto "perdonare".
Un'idea: visto che ci hai pensato forse per primo, perché non ti lanci proprio tu sulla piazza come stratega dell' homeless marketing ?
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