Il fascismo è il risultato dell'estremizzazione dei caratteri culturali della destra.
Dal punto di vista storico, inoltre, esso può essere stabilito, nella sua natura, come l'incrociarsi di determinati elementi archetipici, come scrivevamo in precedenti post. Non è detto, cioè, che esso prenda forma politica esattamente nella maniera in cui esso si è già manifestato nel passato. Il problema, pertanto, è quello della scomposizione del fascismo in fattori che lo determinano e della sua distinzione dalle semplici pratiche politiche della destra.
Non tutto ciò che è a destra, infatti, può essere inteso come fascismo, anche se la definizione del fascismo contribuisce alla stessa definizione della destra, e dei suoi rapporti con la sinistra. Il problema è che nell'Europa continentale vi sono due fondamentali tipologie di partiti sostanzialmente irriducibili l'una all'altra, ma che in Italia queste due tipologie di partiti giocano un ruolo del tutto peculiare nel panorama dell'equilibrio del sistema politico rispetto a quanto accade nelle altre principali democrazie europee.
Vi sono, cioè, da un lato strutture para-militari, vale a dire strutture nelle quali la gerarchia è un forte elemento di collante all'interno dei processi di selezione della classe dirigente. Questi sono quei partiti che dal punto di vista dell'asse destra-sinistra, sono considerabili come partiti estremisti.
Dall'altro vi sono partiti più leggeri, e che comportano un minore peso dell'elemento culturale nella selezione della classe dirigente e una maggiore attenzione alle pratiche del professionismo politico. Questi partiti di professionisti sono i partiti centrali dello schieramento politico, vale a dire il partito socialista da un lato e il partito cristiano o cristiano-conservatore principale dall'altro.
Tuttavia la maniera di interpretare la nozione di professionismo politico è completamente diversa in Europa da quanto accade in Italia. Ecco perché, in Europa, i partiti di professionisti della politica sono anche partiti di governo, mentre in Italia essi sono spesso dei partiti che hanno almeno parzialmente una certa notevole inclinazione anti-statale. In Europa, cioè, il tratto del professionismo politico è interpretato in senso fondamentalmente burocratico, a causa della centralità dell'attività dello stato nella determinazione degli affari pubblici, la quale determina una torsione della stessa figura del dirigente pubblico in un senso eminentemente burocratico-impiegatizio. In Italia vi è invece un elemento anti-statale e anti-burocratico nelle stesse pratiche del professionismo politico tipico dei partiti centrali nell'asse destra-sinistra, poiché la figura pubblica di riferimento è piuttosto l'artista-imprenditore, un soggetto dotato di iniziativa o di cultura o di entrambe, ma non necessariamente di spirito di corpo.
Guardiamo ora i partiti estremi sull'asse destra-sinistra. Essi hanno dappertutto una forte connotazione ideologica, ma questa connotazione ideologica, in Italia, si accompagna a una certa declinazione del professionismo politico in pratiche che vanno intese in chiave di esercizi politico-culturali. Non sono, in Italia, partiti intrinsecamente anti-statali, ma piuttosto partiti che sfruttano le leve fornite dallo stato per puntare ad una egemonia culturale. In Europa centrale, invece, i partiti estremi sono partiti anti-stato, e la loro caratterizzazione organizzativa è fortemente orientata in un senso esclusivamente para-militare poiché prevale in essi il senso di una gerarchia sul senso di un'appartenenza partecipativa di tipo cooperativo.
Il problema dell'adozione in Italia di modelli politici europei pertanto si configura come un problema soprattutto di compatibilità istituzionale tra la mentalità organizzativa di stampo franco-germanico, di tipo fondamentalmente statalista, e la mentalità organizzativa mediterranea, di tipo fondamentalmente politico-culturale. Il problema, cioè, diventa immediatamente quello del rapporto tra il sistema dei partiti e lo stato, ed ecco perché in Italia la crisi politico-istituzionale che deriva dalla necessità di adottare schemi di ragionamento europeo in un contesto di progressiva integrazione de facto, diventa immediatamente una crisi dello stato e quindi una crisi economica particolarmente profonda.
I caratteri generali della destra e della sinistra si mischiano, in Italia, a causa della confusione con la quale si interpreta il processo di europeizzazione, o di americanizzazione, della politica italiana, in base a quanto è stato detto sopra. Si sarebbero dovuti individuare, cioè, degli assi, e attraverso di essi guidare la transizione. Tali assi non sono semplificabili nella selezione di "nomi" per partiti nuovi, ma sarebbero dovuti essere oggetto di un'analisi politico-culturale adeguatamente profonda delle diverse forme politiche presenti nella nostra società.
Ma questo non è stato fatto. Si assiste pertanto alla compresenza di modelli politico-istituzionali incompatibili fra di loro in una crisi di sistema venticinquennale.
Il problema stesso del fascismo, pertanto, va inteso su basi completamente nuove e sulla base di un'analisi disincantata della situazione politica presente. Gli elementi culturali del fascismo sono già presenti nel dibattito pubblico, come tracce endemiche di uno spostamento di tutto il dibattito pubblico nella direzione delle matrici culturali della destra politica. Ma uno dei fattori che va considerato è la debolezza estrema del quadro politico-istituzionale. Il fascismo, cioè, si nutre, al di là delle proprie intrinseche qualità culturali specifiche, le quali non differiscono, se non per l'estremizzazione, dalle caratteristiche ideologiche della destra intesa nel suo complesso, della debolezza del sistema politico, soprattutto perché tale debolezza induce le oligarchie a compattarsi e a schierarsi a protezione di se stesse, allo scopo di salvarsi dalle conseguenze dell'instabilità.
Il tentativo in atto di eliminare la tradizione culturale della sinistra dai giochi è un altro fattore di questa propensione del sistema a una virata generale a destra.
Il tentativo in atto di eliminare la tradizione culturale della sinistra dai giochi è un altro fattore di questa propensione del sistema a una virata generale a destra.
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