martedì 20 ottobre 2015

Elogio di Caselli. In difesa della politicità dell'agire giuridico

Grazie alla questione del processo a Erri De Luca, si discute in questi giorni della nozione di sabotaggio ai danni dello stato, e più specificamente della legittimità per un gruppo di persone di manomettere una struttura o un edificio pubblico, o comunque di ostacolare l'esercizio dei pubblici poteri, come atto dimostrativo atto a resistere a una decisione pubblica che si vuole osteggiare.
Ora, la questione rientra secondo alcuni nella discussione sui cosiddetti NIMBY, e cioè sui casi in cui le decisioni pubbliche sembrano andare a discapito degli abitanti di un luogo in particolare rispetto agli altri, ragion per cui gli stessi si sentono ingiustamente vessati da parte dello stato (è spesso il caso della costruzione di centrali nucleari o di infrastrutture di grande invasività sul territorio in generale). 
La questione però non è così semplice: è diversa ed è più complessa soprattutto perché coinvolge attori che non sono toccati personalmente né collettivamente dalla costruzione della ferrovia, e che entrarono del tutto legittimamente a far parte del Movimento NoTav pur non essendo abitanti della Val di Susa.
La questione è quella della legittimità del sabotaggio, vale a dire di una reazione (relativamente) violenta alla decisione pubblica e anche della opposta legittimità della considerazione di tale attività relativamente violenta come eventualmente terroristica o eversiva, in virtù di una considerazione del carattere strutturale e cioè politico dell'organizzazione che ha messo in campo quelle reazioni.
Ora, è chiaro innanzitutto che non tutto ciò che è eversivo è perciò stesso terroristico. Vale invece semmai il contrario: tutto ciò che è terroristico è di fatto eversivo. Prescindiamo tuttavia dalle fattispecie giuridiche e concentriamoci direttamente sui concetti. 
Eversive sono innanzitutto eventualmente le finalità di un gruppo. Terroristici sono semmai i comportamenti che sono poi realmente imputabili.
Vi è, in questa come in tutte le valutazioni, una questione di misura e quindi di opportunità politica.
Se c'è una componente del movimento NoTav che concepisce il problema della costruzione della ferrovia in Val di Susa come una scusa per far accorrere tutti coloro che vogliono paralizzare le attività dello stato in generale, questo è sufficiente a caratterizzare quella componente come eversiva (il che non vuol dire che suoi membri abbiano poi commesso reati). Dal punto di vista delle pratiche politiche, si può dire però intanto che diverse componenti del Movimento NoTav solidarizzano in maniera assoluta con gli abitanti della valle, e cioè nonostante esse stesse non siano interessate in prima persona dai provvedimenti governativi in discussione. La loro, pertanto, non è una posizione politica semplicemente legata al caso più semplice dei NIMBY: è una posizione che, a differenza di quanto accade nei casi più semplici di NIMBY, non ammette una forma di negoziato puramente politico-economico, come accade alle comunità toccate dalle grandi opere, in generale, perché da una parte c'è un negoziatore (lo stato) e dall'altra c'è un altro negoziatore che non ha richieste specifiche (componenti interne al Movimento che non provengono dalla valle, e che interpretano la propria solidarietà nei confronti degli abitanti della valle sub specie ideologica) e che pertanto non è neanche strictu sensu un negoziatore se non in un senso strategico (non è cioè un negoziatore esclusivamente in senso economico).
E' evidente, cioè, che lo stato non può mediare un accordo con chi non è interessato in prima persona alla vicenda come se quest'ultimo fosse direttamente interessato, poiché esso (lo stato) non è in grado di offrire nulla a chi non è in grado di chiedere nulla
Il carattere pertanto di alcune componenti di questo movimento non è quello di un movimento territorialmente localizzato (come nel caso dei NIMBY), ma quello di un movimento ideologico, il che impone allo stato di negoziare secondo modalità che non sono uguali a quelle di una negoziazione con una sua componente interna (con un ente locale), ma che sono piuttosto affini alle modalità con cui lo stato si atteggia in generale nei confronti dei gruppi di pressione che agiscono al suo interno, quando questi ultimi hanno potenzialmente un potere destabilizzante perché hanno richieste non-negoziabili.
Detto, pertanto, che il Movimento NoTav non è un caso (ordinario) dei NIMBY, veniamo a come si dovrebbe atteggiare lo stato nei confronti di un gruppo di pressione quale il Movimento NoTav indubbiamente è.
Da una parte alcune componenti del Movimento NoTav - che abbiamo stabilito avere un rapporto di vicinanza esclusivamente ideologico con il problema reale in questione e cioè non legato a interessi propri da difendere - sembrano volersi accontentare di raggiungere un determinato obiettivo politico (la non-costruzione della ferrovia), dall'altra talune componenti sembrano richiamarsi a un'ideologia che vuole impedire allo stato di esercitare la sovranità in qualunque sua forma (anarchici). Se si dimostrasse che questa seconda componente interna al Movimento è di fatto un gruppo organizzato - e qui non si sta affatto dicendo che tale affermazione è dimostrata -, se ne dedurrebbe senza alcun dubbio il carattere eversivo - il che per altro non comporta che taluni suoi atti siano stati poi terroristici. Se non lo si dimostrasse si dovrebbe invece escludere l'eversività di componenti interne al Movimento NoTav.
Ora, la valutazione politica da fare all'interno dei processi giudiziari in corso è se gli atti di (relativa) violenza che sono stati compiuti sono tali da essere stati generati allo scopo di attrarre un credibile consenso attorno alla seconda componente del gruppo di pressione che abbiamo definito "Movimento NoTav" e alle sue finalità politiche, nella misura in cui quest'ultima componente è - se esiste - certamente un gruppo eversivo.
Chi sostiene che le accuse di terrorismo sono in linea di principio irragionevoli, pertanto, sta sostenendo che non esiste alcuna credibile possibilità che un gruppo di pressione eversivo di questo tipo - che sappiamo per certo esistere in Italia - abbia tentato di infiltrarsi nel Movimento NoTav come sua componente interna, portando alla realizzazione di atti la cui violenza, a causa della loro ragionevole possibilità di attrarre consenso su di sé, aveva un carattere terroristico.
E' piuttosto evidente, a giudizio di chi scrive, che si tratta di un'affermazione totalmente irragionevole, a causa se non altro della storia d'Italia e delle notizie di intelligence che vengono regolarmente fornite in chiaro al Parlamento.
Questo non implica, naturalmente, che sia stato di per sé dimostrato che quelle componenti eversive interne al Movimento NoTav esistono in quanto gruppo organizzato (il che è una questione di fatto) né che, una volta dimostrato che esistono, siano state proprio esse a compiere atti di violenza, che sarebbero poi da giudicare terroristici solo ed eclusivamente, infine, se, come abbiamo detto, l'obiettivo che esse si ponevano in termini di destabilizzazione dell'opinione pubblica fosse ritenuto un obiettivo credibile.
Ma certamente va considerato, dal punto di vista giuridico, il clima politico che si era creato nella stagione storica immediatamente successiva allo scoppio della crisi nel 2008, poiché è quel clima a rendere eventualmente sostenibile l'accusa di terrorismo, in quanto il clima di tensione sociale che si respirava era proprio quell'elemento che rendeva determinate minacce molto più credibili di quanto non sarebbe accaduto in un altro clima sociale.
Lo stato ha perciò una sua ragione specifica per agire, nei confronti del gruppo di pressione denominato "Movimento NoTav", con armi giuridiche e non soltanto politico-economiche, il che vale semmai a dimostrare, per altro, esclusivamente la sensatezza politica di tale azione giuridica, e non certo la verità giudiziaria di una soluzione piuttosto che di un'altra in casi specifici. E' quella che si suol definire come ragion di stato. Può darsi che essa sia ritenuta da taluni incompatibile con l'ideologia anarchica, ma del resto anche lo stato di diritto, in quanto tale, lo è, e questo dovrebbe far riflettere.

2 commenti:

Unknown ha detto...

Come sempre, mi fai intostare

Gian Paolo Faella ha detto...

Ahahahahahah