mercoledì 18 aprile 2012

La Gente, Hegel e Manhattan


Ho scoperto che di solito alle persone a cui piace Hegel piace anche downtown Manhattan. E se per caso a qualcuno di loro non piace uno dei due (di solito il primo), è perché non sa che esiste. Ma pochi davvero non hanno presente Hegel: semplicemente non sanno come si chiama. Quasi tutti ne hanno visto almeno la barba (e non è poco), e spesso hanno anche sentito dire “Fenomenologia dello Spirito”; se italiani, probabilmente, facendo zapping su La7, e se, magari, inglesi, sorbendosi una mezz'ora di educazione civica in formato BBC.
La coscienza collettiva esiste e come, ed è facilmente identificabile: è l'ipotesi più noiosa per il tuo tempo libero. Io quelle cose non le faccio. Davvero. Tuttalpiù leggo Bruno Bauer, seduto a fianco di un playground a Harlem. Ma a Manhattan no, non ci riesco.
Ci sono libri che trovo del tutto impossibile leggere. Non è che li leggo, li conosco. Siedo a tavola laddove la gran parte dei commensali è sicura che io li sappia a memoria. Ovviamente non li ho mai letti. E poi non è tanto che io non li abbia letti, è solo che è ovvio che non li ho letti e che se anche li ho letti non fa alcuna differenza. Come faccio a ricordarmelo? Forse li ho letti, e allora? Leggere libri di filosofia, dopo i 25 anni, risulta tecnicamente improponibile, fa venire l'ulcera. E leggeli prima è inutile. E' sempre la stessa cosa: come essere a Time Square e cercare di stupirti, di provare piacere. La Fenomenologia è la storia della cultura. Non può essere interessante. E' in tutte le pagine di tutti gli altri libri, oltre che nella copertina dell'ultimo numero di Donna Moderna. Non ti riesce: l'hai vista troppe volte. Io dico che nessuno legge veramente certi libri, dopo essersi addentrato nell'età della ragione. Scorci, pagine, inquadrature, pagine, si. Ma l'intero quadro no, non è possibile. E del resto come può interessarti davvero Broadway. Come fai? E' come presentarti a un colloquio di lavoro in pigiama: che cosa hai fatto finora nella tua vita? La prefazione della Fenomenologia è l'unica parte che puoi affrontare evitandoti una colica. Perché è bella. Con le cose belle, infatti, il discorso non funziona. L'immaginario non solo non è fatto di cose belle, ma non è fatto di cose. E' fatto di linguaggi. La macchina dell'immaginario non è in se stessa bella. E' solo un mezzo, uno strumento per altro. Ti permette di dire le cose più velocemente. Automobili veloci. Time Square. Fretta. Time Square. Malinconia e consumismo. Time Square. Malinconia perché consumismo. Time Square. Solitudine perché il consumismo ottunde la malinconia. Relazioni consumate, tempo consumato, valorizzazione degli istanti, sorrisi a 32 denti, essere incazzato solo perché sei povero. Time Square. Storia, puzza di storia. Hegel. Alta cultura. Hegel. Gente che pensa davvero che esista l'alta cultura. Hegel. Gente che dice che non andrebbe mai a Time Square. Glielo chiedono e non ci pensa: non ci andrò mai. Ci andrebbe eccome, lui si che ci andrebbe. Semplicemente non ci pensa, la risposta è pronta prima. L'unica cosa che è sicura è che non andrebbe ad Harlem, perché non sa cos'è, e soprattutto non sa come rendere le cose che sono poco interessanti più interessanti di quello che sembrano. Haarlem è al fianco ad Amsterdam. Lo sapeva che New York si chiamava Nuova Amsterdam? Certo che no: tutto quello che è avvenuto in America prima del 1776 non è intrinsecamente interessante, dunque non gli interessa.
Certe persone non sanno come rendere le cose interessanti. Le persone che sanno rendere le cose interessanti, invece, odiano le cose interessanti, perché fanno perdere un sacco di tempo e tolgono la voglia di fare. Certo Hegel è forte, però non ti rappresenta. Leggi al massimo due pagine perché è complicato, o nonostante sia complicato. Nessuno riesce mai a chiedersi cosa ci sia scritto davvero, dentro la Fenomenologia. E poi la gente la legge davvero la pubblicità sui cartelloni di Time Square? Secondo me si, eppure dopo non comprerebbe mai la Coca-cola che ha visto sul tabellone. Siamo a Time Square, quindi quella è una pubblicità. Non devo comprare davvero quella roba, dopotutto siamo a Time Square. Quei tabelloni mi dicono cosa dovrei comprare, e io mica sono fesso.
Hegel è insopportabile, certo. E Time Square l'hai già vista in quel famoso film. L'immaginario collettivo serve al massimo a chi ogni sera va in un bar diverso. Per gli aficionados del Bar Sport è molto più divertente leggere l'elenco telefonico: ogni nome una possibile storia. Certo è difficile rendere di nuovo interessante il bar di ieri sera. Male che vada posso invitare gli amici a casa, però, e se non vengono ho ancora l'elenco da finire. Per fortuna è lunghissimo, sono ancora alla B.
E poi domani scrivo alla Coca-cola, e gli dico di comprare spazi pubblicitari sulla prossima ristampa della Fenomenologia. Altro che Time Square. Se quei pubblicitari sapessero quanta concentrazione ci vuole per leggere la sezione “Oggettività” della Fenomenologia, comprerebbero uno spazio pubblicitario ogni due righi. Qui a Cambridge va in tipografia, nell'edizione inglese, ogni paio di settimane, e sono sicuro che quelli lì, ad Atlanta, queste cose non le sanno. Gli do un consiglio, poi fanno come pare a loro. Spero solo che la Coca-Cola non fallisca mai, ecco tutto. È così maledettamente buona.

2 commenti:

Bolkonskija ha detto...

Posso dire che mi piace Hegel? Quindi anche Manhattan? Ma se mi piace anche Cartesio che posto del mondo mi consigli di visitare? :)

Gian Paolo Faella ha detto...

Non so, al momento mi risulti piuttosto sfuggente. Finora hai detto tre cose e ti piacciono tutte e tre. Se ti piacciono sia Cartesio che Hegel che Manhattan potresti trovare gradevole persino Torre Annunziata. Perciò fossi in te inizierei da Easyjet: ha le offerte più vantaggiose in prima pagina. Oppure al contrario la butterei sul mistico, e inizierei a riflettere sul vero significato di una famosa espressione imputabile a Jamiroquai: "Travelling without moving".