mercoledì 18 marzo 2015

Note su Gentile

La vexata quaestio è se la storiografia sia una branca dell'oratoria o della retorica o non piuttosto un sapere positivo, non dissimile dalle (altre, secondo alcuni) scienze umane. E, in qualche modo collegata a questa, quella dell'esatto rapporto tra storiografia e sociologia.
Naturalmente la risposta è che ognuno ha la storiografia che si merita. I dipartimenti universitari di Storia sono ormai per lo più impermeabili agli studi classici e a tutto ciò che ruota attorno ad essi, tanto per cominciare. Forse ciò è un bene.
A favore della tesi della storiografia come branca dell'oratoria, la costatazione che la storia è un'elaborazione culturalmente più dotta di ciò che la memoria rappresenta dal punto di vista delle classi popolari, e cioè innanzitutto un rifugio emotivamente comodo dopo i dubbi del presente.
A favore della tesi della storiografia come scienza, la costatazione che anche la storiografia, come altre discipline che meritano quel nome, litiga per il concetto di verità, pur non ambendo, saggiamente, a toccarlo. 
L'analisi del ruolo sociale della storiografia non può prescindere da una concettualizzazione del suo ruolo pubblico, pena la sua riduzione - o forse, chissà, elezione - ad antiquaria. Criticare, concettualizzare, argomentare, problematizzare, questi appaiono essere piuttosto i compiti della filosofia. 
Quale ruolo pubblico, invece, per la storia? Forse, vorremmo dire assai gentilianamente, esattamente gli stessi.

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